Genova: nel segno di Arnaldo. Personale di Pomodoro alla ABC Arte

In rassegna 30 opere realizzate a partire dagli anni '50 

Prosegue l’indagine di ABC Arte sui maestri internazionali del Novecento, con la mostra “Arnaldo Pomodoro. To Scratch, draw, write”. Una retrospettiva che prova a spingersi oltre il valore archetipico della scultura come medium, per riflettere a fondo sul rapporto dell’arte con due coordinate chiave del lessico di Arnaldo Pomodoro: lo spazio e il segno. Lo scultore nasce nel Montefeltro nel 1926 e si forma all’istituto d’arte di Pesaro, dove studia scultura e teatro. Il suo esordio avviene nella decorazione e nella grafica, spostandosi poi verso una direzione maggiormente estetica.

La rassegna raccoglie circa 30 opere dell’artista marchigiano realizzate a partire dagli anni’50, un momento cruciale nella biografia di Pomodoro che preannuncia il passaggio alle grandi dimensioni per gli spazi pubblici. Fino ad allora la sua ricerca artistica si focalizza sull’analisi di forme essenziali della geometria che riproduce, scompone e ricompone in piccoli formati: sfere, dischi, coni, cilindri, cubi e altri solidi euclidei. In particolare la sfera, già molto presente nelle prime fasi di lavoro, diverrà a partire dagli anni ’50 un suo grande Leitmotiv grazie al rapporto con Lucio Fontana, il cui pensiero lo influenza irreversibilmente insieme a quello di Enrico Baj, Alberto Burri, Alberto Giacometti e altri artisti e scultori italiani. A Milano, dove vive e lavora a partire dal 1954, con Fontana condivide anche l’esperienza del gruppo informale “Continuità” che gli dà modo di affinare una propria cifra stilistica e porre le basi per la definizione della sua poetica.

LO SPAZIO. Pomodoro aderisce al postmodernismo teorizzato da Lyotard, secondo cui la scultura perde i propri caratteri tradizionali e diviene specchio dell’interiorità dell’artista. Dunque, abbandonati i formati ridotti della tradizionale scultura accademica, negli anni ‘60 l’artista mette a punto una nuova concezione spaziale. L’opera non è più l’assoluta protagonista dell’ambiente che la ospita, ma parte essenziale del contesto in cui è inserita. Ciascun lavoro prodotto su larga scala a partire da questo momento sarà il frutto di uno studio meticoloso sul contesto ambientale, architettonico, naturale e simbolico che interagisce con la componente artistica. Lo spazio circostante l’opera diviene una dimensione dinamica che la accoglie fisicamente e simbolicamente e amplifica la maestosa tridimensionalità dei suoi volumi, delle sue spaccature, dei rilievi e delle sporgenze. La nascita di Sfera Grande realizzata nel 1966 per l’Expo di Montreal segna ufficialmente questo passaggio.

IL SEGNO. L’alfabeto cuneiforme di Pomodoro è l’altra grande forza motrice del suo lavoro e caratterizza l’intero corpus delle opere, dalle forme più piccole agli altorilievi, fino ai lavori monumentali. Fondamentale è l’influenza dell’arte di Paul Klee, nel cui immaginario astratto Pomodoro rintraccia il profondo valore del segno e del simbolo e arriva a elaborare un fitto quanto enigmatico codice espressivo. Segno però anche inteso come cicatrice: la tendenza a “fratturare” l’oggetto per renderne visibile l’anatomia interna costituisce il fulcro dell’opera di Pomodoro. Le sculture pubbliche mantengono, e anzi esasperano, la micidiale drammaturgia dei lavori primari: l’artista, come un regista, rende dinamiche le superfici, le squarcia, le spacca, le violenta rendendo manifesti i complessi meccanismi al di sotto dei gusci esterni lisci e lucenti, che appaiono irreversibilmente compromessi. L’opera resta così nuda, libera, purificata, vera. Il culmine di questo processo è simbolicamente reso dalla Sfera di San Leo del 2000, che raffigura il sopravvento dell’oscurità covata all’interno dell’opera, ormai impossibile da contenere. L’artista arriva qui a deturpare totalmente l’intera superficie, sconfiggendo quel fragile equilibrio tra interno ed esterno perdurato fino ad allora, ma incastona nella superficie una piccola sfera perfettamente levigata, simbolo di rinascita dell’opera. Con la Sfera di San Leo la purificazione è completata, e all’artista-regista non resta che un ritorno alle origini.

L’indole di Arnaldo Pomodoro fu sempre equamente ripartita fra arte e teatro: se la scultura gli richiese una dedizione totale fino alla fine, l’attrazione per il teatro non fu da meno e lo vede applicarsi a fasi alterne nella produzione di scenografie per grandi spettacoli teatrali di registi italiani e stranieri. Ripercorrendo la carriera di Pomodoro è facile intuire come lo studio e l’interesse per le dinamiche del teatro abbiano influenzato il suo pensiero: lo svelamento dei meccanismi interni attraverso fenditure e squarci, parti mancanti o alterazioni delle superfici, come processo di catarsi dell’opera; la ripetizione di forme geometriche in schiere o segmenti riporta alla composizione musicale e alle sequenze di note e segni grafici del suono; la presenza di ingranaggi e congegni rievoca gli apparati della grande macchina scenica teatrale. Teatro, arte e vita come poli di un unico universale sistema di valori: dal dolore alla catarsi, dalla rinascita alla verità.

Arnaldo Pomodoro. To Scratch, draw, write
ABC Arte
Genova
A cura di Flaminio Gualdoni
con testi critici di Michele Robecchi e Federico Giani
In collaborazione con la Fondazione Arnaldo Pomodoro e il patrocinio del Comune di Genova
20/05-14/10

 

L'Autore

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Nata nel 1990, Michela si laurea in Scienze dei beni culturali e dello spettacolo alla Statale di Milano. Nel corso della vita cambia direzione più volte, senza però tradire mai l'amore persistente verso i linguaggi artistici e la carta stampata. A partire dal 2015 lavora in importanti gallerie d'arte italiane e scrive per riviste e magazine di arte e cultura; di recente è alla ricerca di nuovi stimoli e possibilità nell'ambito dell'Editoria d'arte.

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