Già negli anni ’20 Padre Agostino Gemelli aveva concepito l’ateneo come luogo arricchito dalla presenza di opere d’arte
È una sorta di NeverEnding Story, un cantiere che mai può giungere a un completamento definitivo, animato da una tensione e da una vocazione a un perenne divenire, la porzione della città di Milano in cui fu inaugurata, il 7 dicembre 1921, l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ci racconta il Direttore, Mario Gatti: Se si ripercorre a ritroso il tempo, ecco l’antica Basilica di Sant’Ambrogio, con le reliquie del patrono della città, chiese e monasteri, come la Chiesa di San Francesco Grande e la Caserma Napoleonica sorta sulle sue ceneri. L’architetto Giovanni Muzio - al quale Padre Agostino Gemelli affidò il progetto della nuova Università che nasceva sull’antico Cenobio Cistercense di Sant’Ambrogio, con il restauro dei due grandi, splendidi chiostri bramanteschi - aveva concepito un’armonica triangolazione: la lanterna del monumento ai caduti milanesi, l’ingresso principale della nuova Università e il frontone centrale della Caserma.
Nell’Aula Magna troviamo le cinquecentesche Nozze di Cana di Callisto Piazza
Nei suoi primi cent’anni di vita, l’Università Cattolica ha dimostrato una capacità di espansione e di irradiazione nelle vie vicine, attraverso nuovi edifici e interventi di restauro, di riconversione e di inclusione che hanno disegnato il volto di quel tessuto urbano, dando vita a una sorta di “quartiere” vocato e segnato dal fervore della vita universitaria. Ora - dice Mario Gatti - si giunge a un momento significativo: l’apertura del collegamento con un’ala della Caserma, in attesa che l’intero edificio sia riconvertito alle attività universitarie, in un progetto teso a delineare un vero e proprio campus universitario.
Sin dall’inizio - continua Gatti - Padre Agostino Gemelli aveva concepito l’università come luogo in cui le attività di studio e di lavoro fossero arricchite dal riverbero di bellezza delle opere d’arte, già peraltro presenti nell’antica struttura - nel refettorio del monastero di Sant’Ambrogio, ora Aula Magna, c’è il trittico delle Nozze di Cana di Callisto Piazza (Lodi, 1500-1561). Quell’originario spirito portò Giovanni Muzio, già negli anni ‘30, ad affidare interventi scultorei a Giannino Castiglioni - il Cristo Re, L’Immacolata e il Pio XI - e a Giacomo Manzù - L’Immacolata Concezione nell’atrio che conduce all’Aula Magna e, nella Cappella maggiore, quattro sculture, lo sportello in rame dorato del tabernacolo e vari rilievi allegorici scolpiti. All’opera di Manzù - continua Gatti - l’Università ha costantemente riservato una peculiare attenzione, ospitando sue opere scultoree per periodi di comodato d’uso, grazie in particolare alla collaborazione con lo Studio Copernico di Nicola Loi.
Nell’atrio spicca L’Immacolata concezione di Giacomo Manzú
S’incontrano altre sculture rilevanti all’interno dell’Università: Il cardinale Ildefonso Schuster di Francesco Messina; Paolo VI di Floriano Bodini; Sant’Ambrogio di Mimmo Paladino, voluta dal Rettore Franco Anelli in occasione del centenario dell’Ateneo. Non vanno dimenticate le presenze di dipinti e sculture dell’800 italiano e le acquisizioni di opere di importanti artisti, nell’ambito delle mostre “Itinerari di arte e spiritualità”. L’idea originaria di Padre Gemelli continua a segnare anche i nuovi spazi: non mancherà la presenza di opere d’arte, che - sottolinea Mario Gatti - non vengono affatto considerate come mere scelte di arricchimento del patrimonio o di musealizzazione dell’Ateneo, ma ausilio per raggiungere gli scopi stessi dell’Università e per comprendere le aspirazioni e i tormenti del nostro tempo.
Incontriamo altre opere di importanti artisti del ‘900 come Francesco Messina, Mimmo Paladino, Floriano Bodini