A tavola con Andy

Per Warhol il cibo era una vera passione. Mangiava prevalentemente cucina italiana, francese e cinese

Per Andrew Warhola Jr., al secolo Andy Warhol, il cibo era una vera passione. In The Philosophy of Andy Warhol: from A to B and Back Again (1975) l’artista emblema e icona della Pop Art descrisse se stesso a tavola: «Devo dire che mi vizio, salvo poi cercare di compensare, mettendo scrupolosamente via ogni avanzo per portarlo in ufficio o lasciarlo in strada dove può essere riciclato. Capita quindi spesso che i miei scarti siano scarti lussuosi: il gatto del mio parrucchiere mangia pâté almeno due volte la settimana. Di solito gli avanzi sono avanzi di carne, perché spesso ne compro un pezzo molto grosso, mi metto a cucinarlo per cena, e proprio quando è lì lì per essere pronto, mi arrendo e mangio ciò che volevo mangiarmi fin dall’inizio: pane e marmellata».

Warhol amava le bistecche, le verdure sotto aceto, i dolci e le confetture di frutta; adorava il cibo italiano e il suo ristorante preferito era Ballato’s a Little Italy ma non disdegnava la cucina francese e quella cinese: l’importante era non dover cucinare. Figlio di emigranti lemchi, sin da giovanissimo Warhol disegnava figure leggiadre e colorate dai toni pastello. Il suo talento fu notato da Carmel Snow, redattrice di celebri riviste di moda, che a New York lo lanciò come grafico pubblicitario per Harper’s Bazaar, Glamour e Vogue. Il suo primo libro illustrato, dopo Wild Raspberries pubblicato nel 1959 assieme a sua madre Júlia e a Suzie Frankfurt, fu The Amy Vanderbilt’s Complete Cookbook del 1961.

Nel manuale di gastronomia Warhol (che si firmò ancora Andrew Warhol) propose una serie di illustrazioni, realizzate con la penna a inchiostro nero, di strumenti e di oggetti prelevati dalla cucina e di vivande dai tratti lineari, dalla semplicità disarmante. Quei disegni quasi onirici e surreali, lontani dalle visioni colorate e impressionanti della Pop Art di cui fu poi maestro, dimostrano il talento di un artista che coglieva l’eccezionalità delle cose e dei gesti, anche quelli in apparenza più banali, come tagliare un pollo o una bistecca, rendendoli straordinari. 

L'Autore

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Milano, classe 1969. Studioso e collezionista delle avanguardie artistiche e letterarie del novecento. Le sue ricerche vertono su futurismo e dadaismo senza dimenticare gli aspetti innovativi dell’arte contemporanea. Per lui l’arte è paragonabile alla cucina: è uno spettacolare laboratorio di partecipazione attiva ed emotiva alla fusione creativa.

 

 

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