Artista SIAE? No articolo

Siamo alla censura

La scorsa edizione di AW ArtMag Black Number (Nr. 5/2022) passerà alla storia, ci riferiscono da più parti. Chissà. Intanto, fra lo stupore e l’indignazione generali, è passata di mano in mano. Possibile? La Siae non intende più riconoscere il diritto di cronaca e chiede denaro anche a fronte di riproduzioni pubblicate a corredo di articoli giornalistici? Perfino in Rai si sono allarmati, con primi piani dedicati a quelle pagine della nostra rivista dove, in luogo delle consuete immagini delle opere, compaiono lugubri riquadri neri su cui è apposto il timbro Siae Artist. Una infilata di pagine oscurate che dicono più di tante parole. Siamo alla censura. Indirettamente indotta, auto inferta, ma pur sempre censura. Già, perché oltre alla questione di principio – l’illegittimità di una pretesa che cozza contro la legge del diritto d’autore e della quale di stanno occupando i legali - le richieste risultano in ogni caso insostenibili per le aziende editoriali, in difficoltà per la situazione economica globale, prima ancora che l’ente monopolistico ci mettesse sopra il suo bel carico da dodici. Logica conseguenza: la sparizione degli artisti Siae dalla stampa italiana. Tutta la stampa: quotidiani, settimanali, mensili, ecc.

Sappiamo di autorevoli testate nazionali che hanno impartito l’ordine tassativo ai responsabili delle pagine culturali di non pubblicare più gli autori tutelati. Il ragionamento è cinico e di una semplicità disarmante. Inutile intentare causa, avvelenarsi l’anima, perdere tempo e soldi, quando basta soltanto emarginare gli artisti iscritti. Su questa scia, anche gli altri periodici si stanno adeguando. Una bella croce sopra i tutelati e avanti con gli altri. Almeno finché gli artisti, che vivono in funzione della visibilità delle loro opere, vedendosi così danneggiati, oltretutto a fronte di provvigioni non proprio esaltanti, non decidano autonomamente di revocare il mandato. E sono già in tanti ad averci manifestato la loro rabbia e l’intenzione di lasciare la Siae. A mali estremi, estremi rimedi. Del resto, esistono i precedenti.
Una diserzione in massa l’ente l’ha già subita nel settore spettacolo, con l’abbandono di personaggi del calibro di Fedez, Gigi D’Alessio, Enrico Ruggeri, J-Ax clamorosamente passati a Soundreef. Sono seguiti anni di battaglie legali, di carte bollate, accuse e contro accuse. Fino a che nel 2019 la Corte costituzionale ha certificato la fine del monopolio con diritto UE. La temutissima, ex invincibile Siae, almeno sul versante musicale, ha perso. Si può ancora sperare.

L'Autore

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Nella sua geografia dell’anima ha Venezia, la città natale, nel cuore e la Versilia eletta a buen retiro. Quando nell’adolescenza le chiedevano che cosa avrebbe desiderato fare da grande, rispondeva sicura: viaggiare e scrivere. Così, per raggiungere lo scopo, si è messa a studiare lingue prima, lettere poi.  E sono oltre 30 anni che pubblica romanzi, saggi, scrive articoli, gira per il mondo. Ci sono tre cose - dice - di cui non può fare a meno: il mare, la scrittura, il caffè. Ah: è il direttore responsabile di AW ArtMag.

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