Le opere di Luigi Bevacqua prossimamente esposte a Copenhagen e a Vienna

24 Aprile 2021
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Luigi Bevacqua è un artista tanto raffinato quanto cerebralmente impegnativo da seguire. Con un passato di architetto di notevole spessore (laureato nel 1970 alla facoltà di Architettura di Napoli, a Palazzo Gravina), a cominciare dal 1980 riscopre la passione per la pittura e la elegge ad ambito principale della sua ricerca. Inizialmente, dipinge soggetti figurativi come paesaggi, antichi borghi, bagnanti e marine, ma il suo stile vira dopo diversi anni verso l’astrazione geometrica che dimostra fin da subito l’influenza di maestri alquanto ingombranti. Giganti della storia dell’arte come Kazimir Malevič, Piet Mondrian e Van Doesburg solitamente proiettano ombre minacciose su chiunque si addentri nella loro rilettura pittorica e gli esiti di frequente lasciano a desiderare, dando alla luce interpretazioni fuorvianti e rifacimenti insoddisfacenti che hanno il sapore di frutti ancora acerbi. Il caso Bevacqua, invece, desta interesse da subito in numerosi critici acclamati per i pregevoli lavori che esegue recuperando un segno riconducibile ad un prototipo ideato e realizzato nel 1962 nell’ambito del primo corso di laurea in Architettura.

Innanzitutto, mi preme evidenziare alcune caratteristiche che mi portano a rivedere l’ambito di ricerca in cui si muove l’artista di Catanzaro: il Suprematismo russo. Sebbene non ne metta in discussione una evidente vicinanza segnica e formale, ritengo si discosti da detto movimento per l’utilizzo del colore e la motivazione di fondo. Il Suprematismo si sviluppa prevalentemente come un’indagine teorica e mentale sui principi fondamentali della pittura: colore, linea, superficie, dimensione, luce. Bevacqua condivide diversi di questi aspetti, in primis la predilezione per una linea sobria e una geometria essenziale che rispecchia la volontà di escludere riferimenti formali alla realtà. Tuttavia, questo non significa che le sue opere rimangano limitate alla sfera teorica e siano avulse da un impegno civico e sociale. Se è vero che il Suprematismo ha scelto di tirarsi indietro quando si trattava di concretizzare le proprie intuizioni, la Bauhaus, invece, ha preferito utilizzare quanto appreso per fornire il proprio contributo alla società. Non è un caso che oggi si parli della Bauhaus soprattutto in riferimento al design e all’architettura. Pertanto, ritengo che Bevacqua sia più vicino a questa esperienza che non al Suprematismo russo perché è innegabile che il suo passato di architetto lo porti a concepire forme e geometrie con lo scopo di intervenire sulla realtà e non di esserne un mero testimone oculare. Ha necessariamente una forma mentis che esclude divagazioni teoriche e predilige invece ambiti di sviluppo pratico.

In secondo luogo, il colore. Laddove il Suprematismo russo esibisce una gamma cromatica che risente di quell’area geografica, la ricerca tonale di Bevacqua è caratterizzata da un innegabile sapore mediterraneo e non potrebbe essere altrimenti. Giorgio de Chirico affermava che non conta essere originali, ma originari. Ebbene, la sua luce calda scivola sulla superficie e intensifica i rossi, i gialli e le sfumature arancio. Sono convinto che questa cifra stilistica abbia il duplice vantaggio di ottenere una certa riconoscibilità e di raccontare con sincerità le origini geografiche di questi cromatismi.

Infine, Bevacqua intraprende e incentiva il confronto vis a vis con le proprie emozioni, approccio diametralmente opposto a quello suprematista (e successivamente cavallo di battaglia del Neoplasticismo) che, al contrario, le rinnegava. Leggo questo aspetto nuovamente come una dimostrazione della sua vicinanza alla realtà e come la scelta consapevole di approfondire l’esito psicologico che una determinata composizione geometrica possa esercitare sugli individui. Nella struttura modulare delle singole composizioni si nota un impiego ferreo dei principi neoplastici, con l’unica eccezione della linea obliqua che invece riguarda le macro-composizioni.

Vasilij Kandinskij affermava che la linea obliqua è la linea del dubbio e dell’incertezza, è la linea che introduce la casualità. Piet Mondrian non ha mai utilizzato una sola linea obliqua, al contrario di Van Doesburg che nel 1929 realizza opere con colori puri ma con un andamento pittorico diagonale, convinto che non potesse esistere nulla in grado di sconvolgere la sua concezione di ordine perfetto. Mentre, nel lavoro di Bevacqua, quella linea stringe ulteriormente i rapporti con una realtà in cui può esistere anche il caso, inteso come origine di ulteriori possibilità di espressione, e non come fonte di caos.

Le opere di Luigi Bevacqua saranno esposte alle prossime mostre collettive:

Internazionale Meet Art alla Gallery Sapere Aude di Copenhagen, 14 maggio – 3 giugno 2021

Vienna Art Summer alla Gallery Publicartists Exhibition Space di Vienna, 18 luglio – 1 agosto 2021

L'Autore

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Cesare Orler crede profondamente nell’equivalenza arte=vita e vorrebbe “fare della propria vita come di un’opera d’arte” per dirla alla D’Annunzio. Si è laureato in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali a Venezia e sta completando la specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea. Gestisce lo spazio televisivo “Cesare’s Corner” dedicato alla divulgazione dell’arte contemporanea su OrlerTV, segue da vicino artisti italiani emergenti di cui cura mostre e testi critici ed è accanito sostenitore di AW ArtMag. Oltre all’arte gli piace anche il cinema e bere birra, di cui è raffinato intenditore, ma forse di tutto questo sa fare bene solo l’ultima.

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