Palpabili emozioni

10 Agosto 2022
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Vangi al Mart di Rovereto dialoga con Pisano, Donatello, Michelangelo 

Il suo gesto sembra interrogare l’uomo senza sigillarne il tempo: Giuliano Vangi si nutre di sublime classicità, di angosciante espressività e talora di scarna astrazione per esprimere una scultura che non ricerca alcuna etichetta. Proprio per tale motivo egli riesce a dialogare col passato e col futuro grazie al suggerimento di una materia che lo colloca in un presente continuo e sempre prodigo di palpabili emozioni.

LA MOSTRA, IN COLLABORAZIONE CON STUDIO COPERNICO,
NASCE DA UN'IDEA DI VITTORIO SGARBI ED È IMPREZIOSITA DALL'ALLESTIMENTO DI MARIO BOTTA

L’attuale omaggio del Mart di Rovereto, grazie all’impegno dello Studio Copernico di Milano che nella persona di Nicola Loi da anni segue il suo lavoro, intende evidenziare nel titolo “Colloquio con l’antico. Pisano, Donatello, Michelangelo” questo suo aggancio col nostro glorioso passato che emerge da un certo approccio compositivo. Tale stimolante confronto, visitabile fino al 9 ottobre, nasce da un’idea di Vittorio Sgarbi con l’apporto di Massimo Bertozzi e Daniela Ferrari e impreziosito dall’allestimento di Mario Botta. Afferma in proposito Sgarbi nel saggio che apre il catalogo edito da “24 Ore Cultura”: “Vangi parte astratto e ritorna figurativo, con una profonda convinzione e una necessità di ritrovare l’uomo come centro inevitabile della sua opera, in continuità con la tradizione italiana e le sue origini toscane”.

"PARTE ASTRATTO E RITORNA FIGURATIVO PER LA NECESSITÀ DI RITROVARE L'UOMO"

Questo è il fatto: egli non colloca quel passato nel presente come una citazione ma ne assimila lo spirito per rinnovarne la verità. A proposito del suo rapporto con Michelangelo annota ancora Sgarbi: “Il passo di Michelangelo e quello di Vangi si sintonizzano. Procedono all’unisono, con lo stesso ritmo interiore. Vangi respira, ansima con Michelangelo. Il linguaggio è lo stesso, e non c’è distanza né filtro del tempo”. Proprio per tale motivo Michelangelo lo si può trovare per esempio nel composto tormento di Maria Chiara nuda, un legno policromo del ‘73 come nell’impianto monumentale di Uomo e caprone, un bronzo del 2003 mentre in Uomo e animale del 2004 sembra prevalere la cosmica disperazione di un Bacon.

NON CITA IL PASSATO MA LO ASSIMILA PER RINNOVARNE LA VERITÀ

E lo stesso discorso dei riflessi e degli accostamenti riguardano Giovanni Pisano, Giotto, Donatello frequentati da sempre con lo sguardo e con la sensibilità da Vangi poiché ogni gesto e ogni pensiero devono fare i conti con la preziosità della memoria. Infine Veio, l’imponente composizione in bronzo del 2010, rappresenta “una creatura brutale che mischia la natura meccanica della motocicletta e quella animale del motociclista, per dar vita a una nuova razza di centauro”, come scrive Massimo Bertozzi.

"PER LUI, OGNI GESTO E OGNI PENSIERO DEVONO FARE I CONTI CON LA PREZIOSITÀ DELLA MEMORIA"

Nella circostanza il passato, il presente e il futuro si incontrano non solo per misurare il divenire drammatico esibito dalla scena ma per sottolineare come Vangi riesca in questo caso, direi soprattutto in questo caso, a sorprenderci per la folgorante lettura dell’intera storia artistica, e non solo, che ci appartiene e, volenti o nolenti, soprattutto ci determina.

"IL SUO PASSO E QUELLO DI MICHELANGELO SI SINTONIZZANO. VANGI RESPIRA, ANSIMA CON MICHELANGELO"

PISANO, DONATELLO, MICHELANGELO: ECCO LE OPERE IN MOSTRA

Un capitolo a parte è dedicato ad alcuni capolavori di quei maestri del passato che si ritrovano come memoria o come impronta nel lavoro di Giuliano Vangi. Incontriamo intanto due trecenteschi Crocifissi di Giovanni Pisano custoditi nella chiesa di Sant’Andrea a Pistoia per passare quindi alla contemplazione della Vergine Annunciata e del San Giovanni Evangelista di Tino da Camaino prima di accostarci al Santo Monaco (San Leonardo), intagliato nel legno da Jacopo della Quercia,
e al Busto di Niccolò da Uzzano realizzato da Donatello in terracotta policroma. Infine tre disegni a penna di Michelangelo Buonarroti costituiscono l’ideale corollario di un simile percorso parallelo che dimostra come Vangi abbia saputo instillare tali atmosfere nelle sue opere per renderle da un lato completamente sue e dall’altro debitrici di tanta incomparabile grandezza. 

 

Giuliano Vangi

Colloquio con l'antico. Pisano, Donatello, Michelangelo

Rovereto, Mart

A cura di Massimo Bertozzi, Daniela Ferrari

Da un'idea di Vittorio Sgarbi

Allestimento Mario Botta

Catalogo

24 Ore Cultura

Fino al 9/10

In collaborazione con Studio Copernico

Milano, referente per l'opera di Giuliano Vangi

L'Autore

13 Post

È nato a Genova e vive a Pegli con uno sguardo ai monti e uno al mare dal cui contrasto nasce l’ispirazione. Si occupa d’arte contemporanea da più di quarant’anni avendo avuto la fortuna di conoscere e di frequentare importanti artisti come Enrico Baj, Arnaldo Pomodoro e  Fernando Botero, tanto per citarne alcuni, cercando di indagare l’intima motivazione del loro gesto creativo da riversare nei testi di presentazione di mostre in spazi pubblici e privati italiani e stranieri. Dice che è stata pure una fortuna incontrare il direttore che ormai da diversi lustri accoglie e pubblica i suoi articoli.

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