Quando l'acciaio diventa Arte - Venezia, grande retrospettiva di Alviani alla Scuola grande della misericordia.

13 Gennaio 2023
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Con le oltre 150 opere esposte è la più ampia mostra mai dedicata all’artista.

Nella Scuola grande della misericordia si è recentemente inaugurata la mostra “Getulio Alviani. Maestro della luce”. Alla presenza di un nutrito pubblico di collezionisti, dopo le presentazioni del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e dei critici Luca Beatrice, Diora Fraglica e Carlo Vanoni, si è esibito, come già in passato in altri eventi espositivi del maestro, il violinista Olen Cesari. Questa è una delle più ampie retrospettive dedicate all’artista udinese scomparso nel 2018. Alviani è stato ideatore plastico, progettista, grafico, teorico, collezionista e attivo promotore culturale, nonché uno dei principali esponenti dell’arte cinetica e programmata. Sue opere si trovano in 66 musei internazionali tra cui il MoMA e lo Smithsonian di New York, il Lacma di Los Angeles, il Kunstmuseum di Basilea e il Victoria & Albert Museum di Londra. Attraverso oltre 150 opere la mostra propone le tappe salienti del suo intenso iter artistico.

LE SUPERFICI A STRUTTURA VIBRATILE DEL '60 REALIZZATE IN ACCIAIO E ALLUMINIO
SFRUTTANO LE INTERFERENZE OTTICHE DATE DAL MOVIMENTO DELLO SPETTATORE


Troviamo le prime Superfici a struttura vibratile del ‘60 realizzate in acciaio e alluminio sfruttando le interferenze ottiche date dal movimento dello spettatore. Lo stesso maestro li considerava “lavori che costituiscono la ricerca di base, quella fondativa e fondamentale per comprendere tutti i successivi sviluppi”. Di questo ciclo si espongono oltre 70 opere fino alla fine degli anni ‘70. Seguono una dozzina di Cerchi Virtuali datati ‘67-‘69 che ricorrono alla parte specchiante base dell’opera, per completare virtualmente il semicerchio fisico apposto sulla superficie.

È STATO IDEATORE PLASTICO, PROGETTISTA, GRAFICO, TEORICO ED ESPONENTE DELL'ARTE CINETICA

È quindi la volta delle Interrelazioni Speculari (‘62-‘67) che approfondiscono i rapporti di interruzione e continuità visiva sfruttando delle fasce di alluminio tondeggianti parallele e alternate tra loro. Incontriamo anche due introvabili Cromostrutture speculari a elementi quadri del ‘64, le sculture in legno e in acciaio degli anni ‘60 (in particolare Positivo-Negativo), diverse superfici a testura vibratile degli anni ’70, che costituiscono degli studi per prospettive, e altre che analizzano il rapporto tra la testura vibratile e i colori – in rassegna opere a fondo giallo, rosso, blu e nero.

LE SUE OPERE SI TROVANO IN 66 MUSEI INTERNAZIONALI TRA CUI IL MOMA DI NEW YORK
IL LACMA DI LOS ANGELES E IL VICTORIA AND ALBERT MUSEUM DI LONDRA

A concludere il percorso espositivo le più recenti Superfici e Cromie degli anni ’90 e 2000 e una quindicina di gioielli. Nel ’73, Palma Bucarelli, direttrice della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, affermava:
“Nell’arte moderna il gioiello ha un significato nuovo. Non è soltanto un ornamento in senso naturalistico o allegorico, ma il mezzo con cui si pone  l’opera d’arte in contatto diretto, fisico, con la persona”. I gioielli di Alviani – un’eccezione nell’arte cinetica e programmata – offrono l’occasione per far conoscere al grande pubblico una produzione meno nota ma altrettanto interessante della creatività del maestro.

 

 

L'Autore

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Cesare Orler crede profondamente nell’equivalenza arte=vita e vorrebbe “fare della propria vita come di un’opera d’arte” per dirla alla D’Annunzio. Si è laureato in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali a Venezia e sta completando la specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea. Gestisce lo spazio televisivo “Cesare’s Corner” dedicato alla divulgazione dell’arte contemporanea su OrlerTV, segue da vicino artisti italiani emergenti di cui cura mostre e testi critici ed è accanito sostenitore di AW ArtMag. Oltre all’arte gli piace anche il cinema e bere birra, di cui è raffinato intenditore, ma forse di tutto questo sa fare bene solo l’ultima.

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