Kaabi-linke: censura? No grazie - Berlino: singolare mostra alla hamburger bahnhof

18 Marzo 2024

L’artista affronta tematiche legate alla violenza, alla libertà d’espressione, alla geopolitica, all’immigrazione

L’Hamburger Bahnhof ospita la personale di Nadia Kaabi-Linke dal titolo “Seeing without light”. L’artista, nata a Tunisi da padre tunisino e madre ucraina, è cresciuta tra Kiev, Dubai e Parigi e attualmente vive e lavora a Berlino. Da una biografia del genere non potremmo che aspettarci un approccio multiculturale. Infatti, la sua arte concettuale tratta principalmente temi legati alla censura, all’immigrazione, alle identità transnazionali e alla geopolitica. Nonostante non sia ancora conosciuta al grande pubblico, ha già avuto modo di farsi notare dagli addetti ai lavori, mettendo a segno una serie di risultati ragguardevoli.

PADRE TUNISINO, MADRE UCRAINA, CRESCIUTA TRA KIEV, DUBAI E PARIGI, ORA VIVE A BERLINO

Vince il premio come migliore artista emergente nell’edizione di Art Basel Hong Kong 2014, presenta l’opera Flying Carpets alla 54ma Biennale di Venezia e, a distanza di qualche mese, l’opera viene comprata dal Guggenheim di New York. Appena l’anno successivo, anche il MoMA avvia una campagna di acquisizioni intorno al lavoro della Linke. Negli ultimi 5 anni, si sono accodati pressoché tutti i più importanti musei d’arte contemporanea europei con mostre, eventi e acquisti. Si tratta, quindi, di una artista con ampie prospettive di crescita ma già uno storico importante che ora si trova a presentare ai visitatori tedeschi una rassegna difficile. Un’intera sala tratta delle campagne russe che decenni fa facevano incetta di opere d’arte ucraine. Chiaramente, il collegamento alla situazione in corso è schietto e privo di qualsiasi filtro e Kaabi-Linke non ha alcuna titubanza nell’assumere una posizione netta all’interno del dibattito.

SUE OPERE SONO STATE ACQUISITE DA MUSEI INTERNAZIONALI DEL CALIBRO DEL GUGGENHEIM E DEL MOMA DI NEW YORK

Seguono diverse opere ad analizzare le forme di invisibile violenza che plasmano il nostro modo di ricordare i fatti storici, dalla propaganda subdola alla censura portata avanti dai servizi di intelligence. In questa occasione, è stato presentato in anteprima il progetto Blindstrom for Kazimir. Inizialmente concepito per il Museo nazionale d’arte di Kiev, ripropone alcuni dipinti degli anni ’20 e ’30 attualmente messi in salvo dai bombardamenti. L’esposizione termina con un’opera audio-video, Bud’mo - creata su misura per questo evento - che fa riferimento alla guerra partigiana combattuta in Galizia e nella Foresta Nera e a tutte quelle informazioni storiche che sono state secretate dai governi di Ucraina, Russia e Germania. La mostra è a cura del direttore e curatore dell’Hamburger Bahnhof, Sam Bardaouil e di Daria Prydybailo. Fino al 7 aprile.

PRESENTATO IN ANTEPRIMA IL PROGETTO BLINDSTROM FOR KAZIMIR CONCEPITO INIZIALMENTE PER IL MUSEO DI KIEV

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Cesare Orler crede profondamente nell’equivalenza arte=vita e vorrebbe “fare della propria vita come di un’opera d’arte” per dirla alla D’Annunzio. Si è laureato in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali a Venezia e sta completando la specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea. Gestisce lo spazio televisivo “Cesare’s Corner” dedicato alla divulgazione dell’arte contemporanea su OrlerTV, segue da vicino artisti italiani emergenti di cui cura mostre e testi critici ed è accanito sostenitore di AW ArtMag. Oltre all’arte gli piace anche il cinema e bere birra, di cui è raffinato intenditore, ma forse di tutto questo sa fare bene solo l’ultima.

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