Tutto è scultura

9 Dicembre 2021
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Londra • Alla Barbican grande retrospettiva di Isamu Noguchi

In esposizione 150 opere mettono in evidenza la multidisciplinarietà dell’artista: scultore, designer, scenografo, architetto, paesaggista

L’aspetto di Isamu Noguchi è una cartina geografica della sua storia. Il mistero dolce e inaccessibile che si cela dietro lo sguardo ricorda quello della madre, scrittrice statunitense, la fermezza e la profondità quello del padre, poeta giapponese. Un connubio artistico e affettivo dal quale lo scultore, designer, scenografo, architetto, paesaggista ha ricevuto l’imprinting dell’eleganza e della sensibilità per poi trasferirlo nella sua prolifica e multidisciplinare carriera. L’equilibrio, invece, che le sue opere esprimono è il risultato di quel viaggio incessante tra Oriente e Occidente che ha ispirato in lui una sperimentazione continua.

Dalla prima esposizione a New York nel ‘28, dopo l’apprendistato da Brâncusi a Parigi e quello da Qi Baishi a Pechino, infatti, non ha mai completamente appagato la sete di ricerca creativa. Dall’incontro con le ceramiche giapponesi a quello con le tecniche a pennello d’inchiostro cinesi, dallo studio dei marmi italiani alla fascinazione per l’ikebana trae ispirazione per progettare e realizzare un vero e proprio patrimonio artistico in oltre 60 anni di attività.

Utilizza materiali diversi assoggettandoli ai propri sogni e alla propria fantasia

 

Così, la Barbican Gallery di Londra fino al 9 gennaio intende raccontare questa libertà espressiva, ospitando la prima retrospettiva itinerante europea da 20 anni del maestro, attraverso una selezione di 150 opere da collezioni pubbliche e private, sculture, materiali d’archivio inediti e fotografie. “Tutto è scultura” secondo l’artista, che sfida una lunga lista di materiali come l’acciaio inossidabile, la lamiera di alluminio, il marmo, la ghisa, il legno di balsa, il bronzo, il basalto, il granito e l’acqua addomesticandoli ai propri sogni, assoggettandoli alla propria fantasia dalla quale origineranno oggetti iconici come il tavolo Noguchi del ‘47 e le sculture luminose Akari del ‘51, entrambi ancora in produzione.

Si cimenta in progetti monumentali pubblici come Storia del Messico, un murale in rilievo commissionato nel ‘36 e il Giardino della Pace del palazzo dell’UNESCO a Parigi nel ‘58. Parallelamente, ricopre il ruolo stabile di scenografo al fianco dei pionieri della danza radicale, le coreografe Ruth Page e Martha Graham. Morirà nell’88, dopo aver rappresentato gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia nell’86 e subito dopo aver ricevuto il terzo Ordine del Sacro Tesoro dal governo giapponese. Naguchi ha saputo modellare la materia, lo spazio ma soprattutto il tempo che continua, dopo la sua scomparsa, a piegarsi al suo disegno di libertà, lasciando che le opere ricordino, per molti lunghi anni, la sua storia.

 

 

Isamu Noguchi

Londra

Barbican Art Gallery

Fino 9/01

L'Autore

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Assistente di redazione. Dagli studi linguistici rimbalza a quelli di ingegneria e approda nel digital marketing, attraverso un processo di liberazione cinetica. Performer in una galleria di Pietrasanta, conosce nel 2019 il direttore di AW ArtMag a cui si lega professionalmente, unendo la sindrome di Stendhal per Boltanski all’esaltazione per l’editing. In ufficio, è tête-à-tête col pc. A casa, guarda dalla finestra, pensa, scrive e progetta il prossimo reportage.

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