Visioni di dormiveglia

9 Dicembre 2022
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Milano • Importante antologica di Max Ernst a Palazzo Reale

Un itinerario cronologico guida il visitatore a ripercorrere le burrascose vicende biografiche dell'artista

"Invenzione, scoperta, rivelazione", questo per Max Ernst è la pittura. Tedesco, naturalizzato francese, surrealista, membro ribelle del movimento, ha rapporti conflittuali con il fondatore. André Breton, entra ed esce dal gruppo, espulso e poi pregato di rientrare a farne parte. Curata da Martina Mazzotta e Jürgen Pech, celebra la sua arte la mostra di Palazzo Reale a Milano (fino al 24 febbraio), promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura e da Palazzo Reale con Electa, in collaborazione con Madeinart. L’esposizione guida il visitatore attraverso sezioni tematiche a scandire un itinerario cronologico che ripercorre le burrascose vicende biografiche (il suo ménage a trois con Paul Éluard e Gala, la sua passione per Leonora Carrington, la sua prigionia come "artista degenerato", il soggiorno negli USA dove sposa Peggy Guggenheim e poi Dorothea Tanning) e l’arco creativo dell’autore, attraverso dipinti, disegni, gioielli, fotografie e documenti provenienti da importanti collezioni private e musei internazionali. “Oltre la pittura”, questo il motto di Max Ernst alla sua prima mostra a Parigi nel 1921. Utilizza tecniche e materiali estranei al mondo dell’arte, con il grattage, il frottage, il collage raschia, strofina, scompone, ritaglia, giustappone.

HA RAPPORTI CONFLITTUALI CON ANDRÉ BRETON FONDATORE DEL SURREALISMO. ENTRA ED ESCE PIÙ VOLTE DAL GRUPPO

Pensa che ogni essere umano (e non solo l’artista) abbia un inestinguibile magazzino di immagini sepolte nell’inconscio. Liberarle è intraprendere coraggiosamente un tuffo nel profondo per portare in superficie qualcosa di sconosciuto e puro. In mostra si ritrovano dipinti famosi e stranianti, quali l’Oedipus Rex, l’opera che segna il suo ingresso nel mondo dell’arte parigina, con quella noce enorme trapassata da frecce e quelle dita perforate da tubi, teste di uccelli (ma una ha le corna?) e, forse, in fondo, nel cielo, una mongolfiera, o è semplicemente un punto? Profonda ambiguità e cristallina ironia si percepiscono nella ricercata nitidezza di segno, che sposa nei dipinti la sfuggente ermeticità di significanti, in cui mondi diversi, vegetale, animale e minerale, si mescolano. La “visione” viene stimolata da un elemento che solletica la percezione e, come una scintilla, mette in moto un processo inarrestabile in cui l’opera sembra farsi da sola, mentre l’artista assiste al suo venire alla luce, muovendo il pennello. I lavori di Ernst, pullulanti e stratificati, sono enigmi pittorici, nell’atmosfera di Hieronymus Bosh e del Doganiere Rousseau, sono “visioni di dormiveglia” (dal titolo di un suo libro del 1927) e, più che opere, appunto, "rivelazioni".

Max Ernst

Milano, Palazzo Reale

A cura di Martina Mazzotta

Jürgen Pech

Fino al 24/02

L'Autore

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Figlia di collezionisti, occuparsi di arte è stato fluire naturale della passione verso una direzione magnetica. È attratta da tutti i sud del mondo, dal mare e dal cioccolato fondente. Osa, a volte, scattare fotografie. Da cittadina ha scoperto la campagna, generosa fonte di meraviglia. Ama le parole, la lettura e la scrittura, avventure sorelle, e, da accanita idealista, è sempre alla ricerca di nuovi sentieri della mente e dello spirito da sondare, come di gusti da provare. Gli esseri umani, la musica e la bellezza entusiasmano i suoi giorni. Curatrice di mostre, ha scritto su riviste diverse in Italia e all'estero, è felice e onorata di essere nel cast di AW ArtMag sin dalla sua prima uscita. Sempre alla ricerca di un motto, che fatalmente cambia nel dinamismo della vita, trova la sua verità in «per foco sempre».

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