Quando viene menzionato Hokusai, la mente corre inevitabilmente verso le sue stampe paesaggistiche, capolavori di epoca Edo. Ci pensa il volume edito da Taschen e curato da Andreas Marks, a scardinare questo processo tramite un’inedita prospettiva. Il libro esplora, infatti, la produzione artistica tra il 1786 e il 1823, quando, ancora giovane, per garantirsi sostentamento, si cimenta nella produzione di Shunga, stampe erotico-umoristiche molto popolari al tempo. Gli Shunga avevano molteplici funzioni: svago, strumenti di satira, manuali sessuali e perfino talismani apotropaici usati dai samurai che scendevano in battaglia. Erano un buco della serratura dal quale i curiosi potevano gettarsi nell’intimità della coppia ritratta, in una fusione tra voyeurismo e umorismo popolare. I soggetti andavano oltre la mera rappresentazione di relazioni intime. Le scene erano spesso improbabili: uomini con genitali smisuratamente grandi, posizioni intricate e acrobatiche, falli antropomorfi perfino donne in intimità con dei calamari. È paradossale, come, nonostante il tema libidinoso e l’aspetto grottesco di alcune immagini, possiamo già scorgere nelle opere proposte, la raffinatezza dei tratti e la qualità pittorica del tardo Hokusai. Il catalogo, dunque, dà un prospetto dell’opera acerba del maestro nipponico, inusuale e sorprendentemente differente da quella matura. Ma non solo, analizza anche un fenomeno culturale di ampia portata, spesso dimenticato o intenzionalmente messo in ombra, che ha caratterizzato il Giappone pre-contemporaneo.
