Frammenti Di Memoria - Venezia: A Palazzo Bragadin la Medea di Tamara Kvesitadze

 

 

La Georgia, magnifico paese annidato nel Caucaso e affacciato sul Mar Nero, è un luogo di antichissima storia e leggende e di esse si è nutrita un’artista di fama internazionale, Tamara Kvesitadze, nata nel 1968 nella capitale Tbilisi, dov’è cresciuta e si è formata all’Accademia d’Arte, prima di completare il suo percorso a quella di Monaco di Baviera. Dopo avere rappresentato il suo paese in due Biennali veneziane, dal 9 maggio al 31 ottobre, terrà una personale a Palazzo Bragadin. Se oggi Kvesitadze viene considerata una delle maggiori rappresentanti dell’arte cinetica con opere che, attraverso il movimento, acquisiscono forza e una nuova dimensione, alla base di tali lavori, resi possibili dalla tecnologia contemporanea, sta una filosofia, le cui radici affondano proprio in quei luoghi, apparentemente lontani nella loro collocazione geografica, ma in realtà molto vicini anche a noi e alla nostra cultura.

Non è certo casuale se l’esposizione di Venezia, curata da Eka Enukidze e Hervé Mikaeloff, porta il titolo Medea- Frammenti di Memoria. Questa figura mitologica, da cui tanti artisti sono stati ispirati- non ultimo, nel cinema, Pierpaolo Pasolini, che per il tragico ruolo scelse Maria Callas - è strettamente legata alla Georgia, essendo la figlia di Eeta – a sua volta figlio del Sole e re della Colchide - e di Ecate, la dea dell’oltretomba e delle notti di luna piena. La Colchide, situata nell’attuale Georgia occidentale, era famosa anche per la lavorazione dell’oro e a essa è legata la leggenda di Giasone e del Vello d’oro e del tragico amore per l’eroe greco di Medea, principessa dotata di poteri magici.

Estremamente efficace pur nella sua filosofica complessità si rivela l’installazione creata da Tamara Kvesitdze  per lo spazio espositivo di Palazzo Bragadin: poiché l’artista georgiana ritiene che Venezia sia “una delle più fragili incarnazioni della memoria architettonica, una città costruita sull’acqua, che esiste tra  conservazione e sparizione”, ne ha ideato un modello squadrato, concepito con semplici forme in compensato e posto al centro di una sala. La sua forma si rivela e cresce lentamente come se la memoria a poco a poco prendesse forma, facendo emergere i cubi, suggerendo l’architettura, la disposizione urbana, la civiltà.  E, alla stessa impercettibile maniera, a poco a poco ogni cosa perde corpo, si dissolve, tornando allo stato iniziale. Così la città appare e scompare come una memoria,  sempre transitoria, mai definitiva. 

Dall’altra parte della sala, su grandi pannelli di carta rossa e blu, emergono tracce, fessure, strati di colore a rappresentare le superfici della memoria. Questi segni stanno a indicare quanto rimane dopo l’erosione della storia, ed è qui che la figura di Medea si presenta, simile a un’eco, giunta dalla Colchide in un mondo diverso, e per questo trasformata anche se non cancellata e annullata.

Vicino all’ingresso una struttura si allunga strisciando dal pavimento fino al soffitto, a rappresentare un rettile, figura più antica dell’architettura stessa. L’accostamento con Medea consiste nel fatto che questi esseri mutano pelle allo stesso modo in cui la principessa cambia le proprie identità: amante, straniera, madre. E nell’idea di Kvesitadze il rettile diviene la spina dorsale della memoria, del trauma, della trasformazione, ed è rosso non soltanto per rappresentare il sangue: il colore simboleggia anche la vita interiore, l’intensità dei sentimenti, l’esperienza sedimentatasi. Il  rettile si compone di frammenti di piedi femminili, rimanendo incompleto, con un corpo  in parte indefinito, alla stessa maniera della Donna Girevole, un’altra  scultura cinetica realizzata in fiberglass. Anche questa è frammentata,  a simboleggiare la dispersione della memoria, e si muove con lentezza, verso il passato, il futuro, la perdita. Il suo significato sta proprio  nella continua rotazione, mai fissata in un unico punto, in una forte incisiva rappresentazione della condizione dell’esilio, durante il quale non si è mai davvero arrivati e mai davvero da esso ritornati.     

Ed è proprio qui che si esprime fortemente la presenza di Medea, soprattutto dell’atmosfera intorno a lei, personaggio tragico che, avendo abbandonato la propria terra per amore, come i migranti ha attraversato il mare, passando attraverso altre lingue, altre civiltà, e proprio per questo sente di non appartenere davvero a nessun luogo e diviene così un mito, una traccia vaga e persistente insieme.

Ancora una volta nel suo lavoro, in cui sculture e installazioni dialogano, talvolta anche in modo provocatorio, Tamara Kvesitadze esplora temi profondi quali l’identità, le relazioni e la complessa psicologia umana, utilizzando coinvolgenti simbolismi e metafore.

La mostra veneziana a Palazzo Bragadin è anche un’immersione acustica e sonora nel cuore della regione del Mar Nero, che l’ha ispirata, grazie  alla composizione creata da Stephan Crasneanscki  per Soundwalk Collective,un collettivo artistico internazionale con sede a New York che, fra le altre collaborazioni, conta anche quelle con Patti Smith, Jean-Luc Godard, Charlotte Gainsburg.

MEDEA FRAGMENTS OF MEMORY, 

Mostra di nuove opere di TAMARA KVESITADZE

SOUNDTRACK “MEDEA”

by  SOUNDWALK COLLECTIVE

Palazzo Bragadin, 6480 Barbaria delle Tole, Castello, vicino a San Giovanni e Paolo, Venezia

Dal 9 maggio a 31 ottobre

Su prenotazione: xavierdemontrond@gmail.com

 

 

 

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