Una lunga carriera artistica che poggia sul divenire dell’esistenza la sua fonte di ispirazione
Il contesto informale della metà degli anni ‘50 è stato utile al giovane Valentino Vago (nato a Barlassina, in provincia di Monza, nel 1931) per accostarsi a un certo tipo di approccio creativo prima di scegliere vie più confacenti al suo spirito. Scriveva infatti su di lui nel 1980 Renato Barilli: “Si è sempre mosso con grande coerenza in una linea di pittura ove il rigore dell’astrazione si concilia con la vivace sensibilità di elementi grafici per i quali si potrebbe ravvisare una radice nello spazialismo degli anni ‘50; mentre la luminosità e felicità cromatica potrebbe far pensare (…) al chiarismo degli anni ‘30. Queste varie componenti gli hanno permesso di confluire con forza originale entro il fenomeno della ‘nuova pittura’ tra gli anni ’60 e ‘70”. Sotto tale aspetto vanno intesi oli su tela come Caduta del 1961, Luminoso del 1963 e V.V. S. del 1964 che sottolineano i vari momenti di tale ricerca.
Ha esposto in spazi prestigiosi come la Biennale di San Paolo, il Kunstmuseum di Colonia, il Grand Palais di Parigi
Inoltre un simile approccio aiuta a capire la sua capacità da quel momento di conquistare l’ampio spazio di pareti dove sciogliere, diffondere e distribuire con ritmica armonia un gesto alla continua ricerca di suggestioni e di percezioni tali da coinvolgere la sensibilità degli osservatori rendendoli attivi partecipi delle opere ambientali in cui erano avvolti.
Nei luoghi di culto lo spazio assorbe e diffonde una luce di fuga che porta a immergersi nell’eternità
Si vedano per esempio Stanze in scala tonale del 1980 al Palazzo Reale di Milano dove lo smarrimento inclusivo aveva il potere di catturare e di assorbire la sensibilità di chi entrava in empatico contatto con simili articolate creazioni. Guido Ballo aveva coniato per lui la frase “il divenire dell’esistenza come fonte di ispirazione” che fotografa una continua interrogazione del mistero del domani.
Nella Chiesa di Nostra Signora del Rosario a Doha la diffusione crescente di varianti dell’azzurro accompagnano lo sguardo verso l’accecante luminosità della cupola
Valentino Vago lo ha individuato soprattutto in alcuni luoghi di culto dove lo spazio ha assorbito e diffuso una luce di fuga da immergersi nell’eternità. Il risultato di un siffatto approccio si evidenzia in particolare all’interno della Chiesa Parrocchiale di San Giulio a Barlassina del 1982 e nella Chiesa di Nostra Signora del Rosario a Doha (Qatar) del 2007-2008 dove la diffusione crescente delle tonalità ripetute nelle varianti dell’azzurro accompagnano lo sguardo verso l’accecante luminosità della cupola.
Nelle sue opere lo smarrimento ha il potere di catturare e assorbire la sensibilità di chi entra in contatto con l’opera
Valentino Vago, che ha esposto in diversi spazi prestigiosi come la Biennale di San Paolo, il Kunstmuseum di Colonia, il Grand Palais di Parigi, ha trovato dunque la sua perfetta, libera collocazione compositiva nella pittura murale. Non a caso, l’ultima fatica dedicata alla Chiesa Parrocchiale di San Giovanni in Laterano (Milano), terminata nell’estate del 2016, un anno e mezzo prima della sua scomparsa nel gennaio del 2018, era stata da lui definita “il mio Paradiso”.
Ringraziamo i fratelli Lucchetta del gruppo Euromobil per aver predisposto il contatto con l‘Archivio Valentino Vago per la realizzazione del presente servizio.
L’ultimo intervento alla Chiesa di San Giovanni in Laterano (Milano) è stato definito da lui stesso “il mio Paradiso”