Dai rapporti con Warhol e Basquiat nella New York degli anni '80 all’ultima produzione: ripercorriamo il lungo percorso artistico
Un personaggio fantasmatico, caratterizzato da una candida assenza fisiognomica, è presente in tutte le opere di Mark Kostabi costituendone il marchio indiscutibile. Nato nel 1960 a Los Angeles da immigrati estoni, si avvale di una apparizione da tradursi in concretezze narrative per rappresentare il mondo che lo circonda e lo seduce.
Nato nel '60 a Los Angeles da immigrati estoni, inizia ad affermarsi nell'88 con la fondazione del "Kostabi World" a New York
Dal 1996, divide la sua vita tra New York e Roma, dopo aver recitato il ruolo di enfant prodige nella metropoli statunitense anche attraverso i rapporti con Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat, tanto da indurlo a creare nel 1988 un "Kostabi World", dove produceva tanti dipinti all‘anno grazie a un team di assistenti. D‘altra parte egli ha sempre cercato di eseguire molti lavori in modo che il suo messaggio potesse essere recepito e acquisito dal maggior numero di persone possibile. E di essere presente, coi suoi dipinti, in prestigiosi musei come il MoMA e il Met di New York, il MoCA di Los Angeles, la GNAM di Roma.
Un personaggio fantasmatico, caratterizzato da una candida assenza fisiognomica, è presente in tutte le opere, costituendone il marchio
Nel tempo, il protagonista emblematico delle sue composizioni ha abbandonato il ruolo di pallida presenza, nei colorati e talora volutamente cartolineschi racconti, per acquisire il ruolo di critico indagatore della nostra epoca e dei nostri comportamenti, o anche come moltiplicato partecipe di più tranquille storie dedicate alla monotona routine familiare o alle effusioni di plastici innamorati. Talora, ha invece rivolto l‘attenzione verso capolavori di maestri come Mondrian, de Chirico, Miró per citazioni e contaminazioni. Kostabi non ha neppure trascurato l‘opportunità di inserire questo moltiplicato interprete (da accogliere anche come alter ego) nei paesaggi della sua esistenza. Così si spiega per esempio l‘incombente presenza della Statua della Libertà, mentre Roma appare attraverso Castel Sant‘Angelo.
L’artista sembra a volte proiettarsi in un futuro dove inserire i comportamenti dei suoi personaggi che tendono a identificarsi sempre di più in ciò che noi potremmo essere. Ha scritto in proposito Luca Beatrice: “L’atteggiamento citazionistico di Mark Kostabi – libero, divertito e iper-pop – ha lo stesso segno di quello che ritroviamo nelle formulazioni figurative.
Per Luca Beatrice, si può "rilevare un certo rapporto tra i dipinti di Kostabi e le immagini prodotte dall'intelligenza artificiale"