Allucinogeno Viaggio Virtuale - A Firenze mostra immersiva di Banksy

9 Febbraio 2023

L’artista approda in chiave multimediale con una mostra non autorizzata in un edificio storico del capoluogo toscano.

Nella chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte, va in scena fino al 26 febbraio “Inside Banksy – Un Unauthorized Exhibition”, la mostra firmata Crossmedia Group e allestita da Opera Laboratori, con la collaborazione scientifica di Gianni Mercurio e Madeinart. Il progetto Banksy, nato a Bristol negli anni ‘90 e proseguito nell’anonimato - le ipotesi tendono a identificarlo con un collettivo, i rumors con il musicista Robert Del Naja -, approda a Firenze in un edificio storico, rivisitato in chiave multimediale.

RITROVIAMO LE SUE TEMATICHE INCENTRATE SULLA LOTTA ALL'OPPRESSIONE, AI MATERIALISMI E AL CAPITALISMO

Il percorso si snoda tra pixel e suoni in perfetta sincronia, a partire dalla sala immersiva che approfondisce il contesto suburbano in cui i primi murales sono comparsi, esaltando l’aspetto narrativo del messaggio incentrato sulla lotta all’oppressione, ai materialismi e al capitalismo. Dopo un selfie quasi obbligatorio nella Mirror Room, si scende nella cripta per incontrare l’Inside Banksy VR Experience, un allucinogeno viaggio virtuale, tramite visore, alla scoperta delle opere più rappresentative in situ. Qui, assieme a documentari e spezzoni video, scopriamo anche un simulatore tramite il quale è possibile realizzare un graffito da condividere sui social.

L'ARTISTA ANTI-ESTABLISHMENT PIÙ AMATO DALL'ESTABLISHMENT SEMBRA NON TROVARE PACE
FRA ASTE MILIONARIE TRUCCATE, CITAZIONI IN GIUDIZIO DI MUSEI E ACCUSE AI BRAND DI SFRUTTARE LA SUA IMMAGINE

Recentemente, Banksy ha rivendicato la paternità dei lavori comparsi in Ucraina, per puntare il dito contro la guerra, posizionandosi ancora al centro di un dibattito sui diritti umani. Sempre più dedito alle beghe burocratiche – poi risolte, vedi l’annullamento in appello della decisione della Euipo (l’ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale) di invalidare il marchio – a tutela del proprio diritto d’autore, tra pool di avvocati e manovre societarie (la Pest Control Office Limited è l’ente nato per autenticarlo) appare in contrasto con l’immagine di purezza che dava di sé quando dichiarava: “copyright is for losers” (il diritto d’autore è da perdenti). L’artista anti-establishment più amato dall’establishment, infatti, non sembra trovare pace tra aste milionarie truccate, citazioni in giudizio di musei e accuse ai brand di sfruttare la sua immagine, che contrappongono i suoi buoni propositi al sospetto di un certo ritorno di mercato (difficile da documentare). L’attualità dell’operazione Banksy, infatti, è anche questa: essere un brillante comunicatore del suo tempo, imprenditore di se stesso e influencer, raccogliendo l’eredità di Warhol e Haring nel proseguire quel legame tra celebrità e protesta contro lo stesso potere che lo incorona.

RECENTEMENTE, HA RIVENDICATO LA PATERNITÀ DI LAVORI COMPARSI IN UCRAINA PER PUNTARE IL DITO CONTRO LA GUERRA

Non è un mistero che i pensatori rivoluzionari, una volta inglobati e rifagocitati dalla classe dirigente, si riducano, a volte, a icone inoffensive. Per questo, ci piace provare a immaginare Banksy (o chi per lui) come un insospettabile visitatore di mezza età, dall’aria borghese, divertito da questa originale mostra interattiva lasciando a noi l’annoso dibattito sulla sua coerenza.

L'Autore

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Giornalista pubblicista e assistente di redazione. Dagli studi linguistici rimbalza a quelli di ingegneria e approda nel digital marketing, attraverso un processo di liberazione cinetica. Performer in una galleria di Pietrasanta, conosce nel 2019 il direttore di AW ArtMag a cui si lega professionalmente, unendo la sindrome di Stendhal per Boltanski all’esaltazione per l’editing. In ufficio, è tête-à-tête col pc. A casa, guarda dalla finestra, pensa, scrive e progetta il prossimo reportage.

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