Bentornato Marcel - New York, l'omaggio del MoMa a Duchamp

24 Settembre 2026

 

 

La mostra vuole essere la prima retrospettiva del maestro negli Stati Uniti da oltre cinquant’anni

Entrati nella penultima sala del sesto piano del MoMA, il volto di Marcel ci guarda in silenzio: prima serio e quasi immobile, lo sguardo rivolto in camera; poi, lentamente, gli occhi si spostano, lo sguardo vaga a destra e sinistra: fissa e riconosce qualcosa al di là del confine semiserio che separa rappresentazione e realtà; s’increspano allora le labbra, l’espressione si fa sorniona: Marcel ridacchia, porta il dito alle labbra, chiede di fare silenzio - a chi? Agli spettri che al momento della registrazione hanno condiviso frammenti del suo spazio e del suo tempo? O a noi? Siamo noi quegli spettri? Semplicemente titolata “Marcel Duchamp” (MoMA, fino al 22 Agosto), la mostra vuole essere la prima retrospettiva su Duchamp negli Stati Uniti da oltre cinquant’anni. Il che è in parte vero, grazie a prestiti eccellenti da istituzioni come il Pompidou e all’ottimo lavoro svolto per ripercorrere la lunga carriera artistica di Duchamp.

Chi lo conosce attraverso i ready-made e la Monnalisa baffuta ha qui l'occasione di entrare a contatto con i primi lavori

Chi conosce la sua opera attraverso i ready-made e la Monnalisa baffuta ha così occasione di entrare a contatto forse per la prima volta con i primi lavori di Marcel, le sue sperimentazionifigurative, prima di passare alla fase più concettuale della sua carriera: Matisse e Degas, fauvisme, futurismo e cubismo, surrealismo… Duchamp assorbe come una spugna dai grandi maestri e anticipa sperimentazioni e mode, raggiungendo vette inarrivate persino ai principali esponenti di quei movimenti, poi passa ad altro. E anche chi sa bene che tutta l’arte post-bellica e contemporanea non è in larga parte nient’altro che una glossa alla ricerca di Duchamp, ha ancora modo di stupirsi nella sezione dedicata ai Box in a Valise (1935-41), valigie e musei portatili in cui l’artista stipa miniature che riproducono il lavoro di una vita poco prima e durante la seconda guerra mondiale. La rassegna fa anche quel che può per evocare le assenze ingombranti, Il Grande Vetro (1915-‘23) ed Étant donnés (1946-1966), entrambi nel vicino Philadelphia Museum of Art, da cui provengono molte delle opere in esposizione e che è la vera retrospettiva permanente di Duchamp negli Stati Uniti.

Matisse e Degas, fauvisme, futurismo e cubismo, surrealismo: Duchamp assorbe come una spugna dai grandi maestri e anticipa sperimentazioni e mode

La ricostruzione del lungo e faticoso lavoro concettuale dell’artista per arrivare a completare queste due opere, pur nel suo ammirevole rigore, non può colmare il vuoto lasciato in chi ha avuto la fortuna di vederle dal vivo a Philadelphia. Un’ultima riflessione andrebbe fatta sui prezzi: se tutto sommato trenta dollari si spendono volentieri per un biglietto d’accesso, settantacinque per un catalogo, nonostante le novecento e più illustrazioni, sono davvero troppi per una mostra che dovrebbe avere come scopo rendere accessibile l’intero corpus artistico di un grande maestro a un pubblico generalista.

Nella sezione dedicata ai Box in a Valise troviamo valigie stipate da miniature che riproducono il lavoro di una vita

 

 

 

L'Autore

16 Post

Traduttore per diverse case editrici italiane, collabora con AW ArtMag per la recensione dei più interessanti libri d’arte pubblicati all’estero e ancora inediti in Italia.

Articoli Correlati

Related articles not found!

Articoli Recenti

I più letti di oggi