La Vera Bellezza È Greca - Roma: Ai Musei Capitolini e Villa Caffarelli è di scena “La Grecia a Roma”

 

In mostra oltre 150 lavori originali greci, che fecero splendere l'antica Roma. Un dialogo tra due civiltà una continuazione dell'altra

Fino al 12 aprile i Musei Capitolini e Villa Caffarelli ospitano “La Grecia a Roma”, un’affascinante ricostruzione della Roma monarchica prima, repubblicana poi, infine imperiale che vide da sempre nella cultura classica ellenica la massima espressione di una bellezza sublime e irraggiungibile, a tal punto da convincere l’Urbe a farsi carico della sua tradizione. In mostra oltre 150 lavori originali greci “che fecero splendere Roma antica”, in un dialogo tra due civiltà che vennero percepite l’una come la continuazione naturale dell’altra: da un lato la Grecia culla della nostra cultura, dall’altro quella Roma promotrice della società che ci rappresenta ancora oggi.

Attraverso un complesso e armonico disegno espositivo viene ripercorsa la crescita della potenza romana, seguendo i passi di quell’inevitabile assimilazione culturale che sancì di fatto la fine della libertà delle poleis greche. Dunque sculture, rilievi, bronzi, ceramiche, reperti esposti per la prima volta, altri rientrati dopo secoli altrove.

La rassegna propone UNA ricostruzione della Roma monarchica, repubblicana e imperiale che vide nella cultura ellenica la massima espressione della bellezza

Roma ebbe chiaro il proprio scopo fin da subito: recuperare all’essenzialità della propria forma sociale, inattaccabile e incrollabile, tutta la magnificenza della civiltà greca e di quell’arte che ne era stata espressione. Non senza qualche cambiamento determinante, evidente nel mutamento iconologico che subirono certi oggetti - votivi, nello specifico - proprio nella loro progressiva romanizzazione, adesso veri e propri strumenti politici e simbolo di una élite che deteneva il vero potere sotto tutti i punti di vista.

Ogni opera ha avuto più di una vita e il suo utilizzo è dipeso talvolta da tale mutamento, a dimostrazione di quanto a Roma le idee di utile e bello fossero indissolubilmente legate l’una all’altra. Tre le fasi individuate in rassegna, esplicitate poi attraverso cinque sezioni: le prime esportazioni, il periodo delle conquiste mediterranee, l’età del collezionismo. Proprio in quest’ultima si avvertono le necessità stringenti del medesimo patriziato romano che proietta le proprie aspettative sulla cultura greca, evidenziate poi nella richiesta reiterata di una produzione in stile neoattico al fine di soddisfare un desiderio in crescente aumento.

Il percorso espositivo sottolinea la crescita della potenza romana, seguendo quell'assimilazione culturale che sancì la fine della libertà delle poleis greche

In questa fase l’oggetto dell’artigianato ellenico diviene quindi simbolo di un’identità culturale ben precisa, colmo di un passato aulico del tutto riconosciuto ma rivestito adesso di una fermezza e di quella austerità che restituivano la sovranità di Roma su tutto il mondo conosciuto. Al percorso espositivo si aggiungono infine numerosi e dislocati contributi multimediali che precipitano il visitatore in un viaggio a ritroso nel tempo, fra ricostruzioni architettoniche, contesti cerimoniali e apparati decorativi dal forte sapore immersivo.

Ogni opera ha avuto più di una vita, a dimostrazione di quanto a Roma le idee di utile e bello fossero indissolubilmente legate

 

 

 

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