In mostra oltre 300 opere, ordinate cronologicamente, molte provenienti da prestiti internazionali
Henri Matisse è tra i protagonisti assoluti delle avanguardie artistiche del primo ’900. Lo conosciamo per il suo periodo fauve, per il dipinto La Danse, per le Odalische. Eppure, tra gli anni ’40 e ’50, ormai anziano, attraversa una fase decisiva della sua esistenza.
Dopo una grave operazione nel 1941, che lo lascia a 72 anni fisicamente debilitato, si apre per l’artista una seconda vita. Questa fase finale si configura come un momento di sintesi e libertà assoluta, in cui la pittura, il disegno, il libro illustrato, il tessile e le vetrate si fondono in un’unica visione.
Ed è proprio da questa condizione di fragilità che l’artista sviluppa una delle innovazioni più radicali della sua carriera: la tecnica della gouache découpée, il collage di zone campite a tempera, con cui ridisegna completamente il proprio linguaggio visivo.
A questa stagione creativa è dedicata la mostra "Matisse 1941-1954", in corso fino al 26 luglio al Grand Palais, coprodotta dal Centre Pompidou nel contesto del programma Constellation, che accompagna la chiusura temporanea del museo per ristrutturazione.
L’esposizione riunisce oltre 300 opere, molte delle quali provenienti da prestiti internazionali.
Il percorso espositivo propone opere fondamentali come La Chute d'Icare (1943), tratto dall'album Jazz (1947)
Il percorso espositivo segue cronologicamente questa evoluzione attraverso opere fondamentali. La Chute d’Icare (1943), tratto dall’album Jazz (1947), segna l’inizio della sperimentazione con il découpage. Gli Intérieurs de Vence (1946-1948), i dipinti della casa in cui Matisse ha abitato gli ultimi anni della sua vita, rappresentano l’addio alla pittura.
Zulma e Danseuse créole (1950) introducono la figura nelle composizioni ritagliate. La Perruche et la Sirène (1951) amplia la scala decorativa. Fino al 1953, anno in cui emergono opere monumentali come L’Escargot, La Gerbe, Acanthes e Mémoire d’Océanie.
Il momento culminante di questa stagione è rappresentato dalla realizzazione della Cappella di Santa Maria del Rosario a Vence, concepita tra il 1948 e il 1951 come una vera e propria opera d’arte totale. In questo progetto Matisse assume il ruolo
di autore completo e disegna l’intero programma iconografico della cappella, dalle vetrate ai pannelli ceramici, fino agli arredi liturgici e ai paramenti sacri, trasformando l’arte in luce.
Nel momento in cui il corpo si indebolisce, l’arte di Matisse sembra trovare una nuova leggerezza, come se il colore potesse liberarsi della materia. Nelle carte ritagliate e nei colori sospesi, raggiunge alla fine della sua vita una forma di libertà assoluta.
Ed è questo insegnamento alla libertà che, alla sua morte nel 1954, il New York Times gli riconosce, ricordandolo come "uno dei giovani ribelli che ha vissuto abbastanza a lungo da essere considerato un vecchio maestro".
Una grave operazione nel '41 lo lascia a 72 anni fisicamente debilitato, ma si apre per lui una seconda vita artistica
