Non abbiate paura

10 Novembre 2022
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New York • Ampia retrospettiva di Tillmans al MoMA

In rassegna 350 opere fra fotografie, video e installazioni multimediali

"To look without fear", la nuova esposizione di Wolfgang Tillmans al MoMA di New York (fino al 1 gennaio 2023), già dal titolo sembra essere una smentita, o quantomeno in contraddizione con una sua precedente personale: Fragile. Il condizionale è d'obbligo, perchè per un artista le contraddizioni sono le fondamenta su cui costruire i propri castelli in aria; perchè sono prima di tutto le contraddizioni a costringere un artista a non essere mai pago dei propri traguardi e condurre nuove sperimentazioni; perchè, in fondo, o un artista è contraddittorio, o è un prete che dice messa.
Nei due titoli citati c'è, se non tutta, buona parte del percorso artistico di Tillmans. La fragilità di corpi umani esposti a uno sguardo estraneo, senza alcun intento allegorico: le presenze che vediamo non rimandano ad altro, sono semplicemente se stesse, testimoniano della loro e nostra fragilità con la loro indifesa corporeità. Fragile è la presenza in generale, di chi si espone e di chi si guarda, come fugace è il momento della posa, dello sguardo che cattura la posa e di quello che osserva la fotografia prima di passare a un'altra. Tanto umane sono le fotografie di Tillmans, nei loro fugaci istanti di intimità, da umanizzare lo sguardo di chi guarda e i rapporti con immagini che nulla hanno di umano, come il fanale di una macchina, una cascata, prospettive architettoniche e linee astratte, forse forme d'estasi che connettono i corpi tra loro. 
Fragili, in definitiva, sono le connessioni in allestimenti di fotografie di diverse taglie ammassate tra loro, come a voler aggredire l'occhio dello spettatore, e spazi vuoti, per poi farlo riposare, così da rendere evidente come la poetica di Tillmans non indaghi in senso stretto il mare magnum che separa le sponde delle corporeità e dell'astrazione. Sono le relazioni, appunto, a creare le contraddizioni che definiscono l'arte, l'artista e l'umanità in generale, e le relazioni sono fragili, transitorie, mobili, precarie. 
È forse la precarietà della nostra condizione, di ogni relazione, a far più spavento. È, anche, la materia su cui lavora l'arte di Tillmans e, si potrebbe dire, la fotografia in generale, con la sua ossessione per l'istante opportuno e la sua pervicace volontà di sostituirsi all'occhio. La maturità si potrebbe definire come l'accettazione, il superamento e, nei rari casi in cui la saggezza lo consenta, apprezzamento per la precarietà dei corpi, della loro assenza, delle relazioni di cui è intessuto l'esserci di ognuno. Per avere infine il coraggio di esporsi e di guardare.
Per davvero, cioè umanamente. 

Wolfgang Tillmans

To look without fear

New York, MoMA

A cura di Roxana Marcoci

Caitlin Ryan

Phil Taylor

Fino al 1/01/23

L'Autore

7 Post

Dopo aver deciso a sette anni di diventare scrittore, nei successivi trenta partecipa a diverse attività editoriali - come saggista, traduttore, critico - immancabilmente evitando l'obiettivo prefissato in tenera età. Nell'attesa, coltiva la sua grafomania e collabora con l'università IULM di Milano nei corsi di Filosofia dell'arte e di Estetica. Quando non è sul divano con un libro in mano, è in viaggio. In realtà, anche quando è su un divano con un libro in mano è in viaggio. E quando visita una mostra o guarda un film. Mai presente a se stesso, insomma, viaggia.

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