Tutto è possibile

Il ricordo del regista Frank Capra a 30 anni dalla scomparsa

Se in queste giornate di fine estate volete farvi un regalo, acquistate l’autobiografia di Frank Capra “Il nome sopra il titolo”. Questo non solo perché ricorrono i 30 anni dalla scomparsa (3 settembre 1991), non solo perché è uno dei registi più importanti della storia del cinema, non solo perché è nato in Italia (precisamente a Bisacquino in Sicilia nel 1897), ma soprattutto perché, a fine lettura, vi troverete a credere che davvero tutto è possibile.

Vi troverete a leggere la vita di un uomo meraviglioso e straordinario che non si è mai arreso e che, in virtù della sua intraprendenza, ha avuto molta fortuna. Audace e dai mille talenti, ha saputo sfidare avversità, ignoranza, miseria, superbia, ostacoli delle case di produzione, capricci delle star arrivando a essere uno dei primi registi - se non il primo - a firmare il film prima della comparsa del titolo, da cui il nome dell’autobiografia (va segnalato che l’edizione italiana traduce letteralmente quello originale che è “The Name Above the Title, An Autobiography”).

Un riconoscimento questo che, nella mentalità degli studios hollywoodiani dove conta solo la star, non è cosa da poco. Un marchio di fabbrica, il suo, che ha prodotto film immortali, intrisi di un ottimismo e di una gaiezza tali da divertire e contemporaneamente commuovere il pubblico.

Cantore dell’eccellenza dell’American way of life, Capra credeva fermamente nel sogno americano (essendone egli stesso un fulgido esempio) e nella bontà del prossimo, al punto tale che molti detrattori lo considerarono stucchevole. Nelle sue commedie aleggia uno spirito fiducioso, sincero e genuino: ogni essere umano è importante e ognuno ha diritto alla felicità. Questa visione quasi “favolistica” della vita, che lo avvicina fortemente al visionario Walt Disney, si riscontra in numerosissime sue produzioni: fra tutte “La vita è meravigliosa” (1946), la storia che cercava da sempre. Interpretato dal suo attore feticcio James Stewart e tratto da un racconto di Philip Van Doren Stern, il film è uno dei momenti più alti della carriera registica, in cui riesce a coniugare “in forma perfetta commedia, dramma e invenzioni fantastiche” (Il Mereghetti). Tre volte vincitore del premio Oscar come migliore regista (1935, 1937, 1939), Capra è stato tra i più influenti nella storia del cinema hollywoodiano e non solo: anche l’italianissimo Mario Camerini fa suo lo stile di Capra dando vita a piccoli capolavori durante gli anni '30.

Dopo aver trascorso un’infanzia complessa e piena di difficoltà economiche, Capra incontra fortuitamente il mondo del cinema. Affronta un periodo di apprendistato sotto la guida del re della commedia Mack Sennett ed esordisce alla regia nel 1926 con il lungometraggio “La grande sparata” dove dirige l’attore Harry Langdon. Curata la regia di film come “Il potere della stampa” (1928), “Femmine di lusso” (1930), “La donna di platino” (1931), “Signora per un giorno” (1933), arriva alla consacrazione con “Accadde una notte” (1934) pellicola pluripremiata. Il film, infatti, è stato il primo nella storia a vincere il cosiddetto Big Five, ossia i cinque maggiori premi Oscar: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura, miglior attore protagonista (Clark Gable) e miglior attrice protagonista (Claudette Colbert).

Nonostante sia unanimemente considerato un cult, il film non ebbe una vita produttiva facile sia per le intemperanze degli interpreti principali sia per la poca fiducia che la produzione riponeva nel progetto. Capra, però, con la sua straordinaria abilità riuscì a creare da una storia semplice (una ricca e famosa ereditiera in fuga per sposare un uomo inviso al padre, si imbatte nell’affascinante giornalista Pietro, innamorandosene perdutamente) un vero capolavoro, regalando tra l’altro, l’unico Oscar della carriera a Gable e Colbert.

Dirige poi “E’ arrivata la felicità” (Oscar alla miglior regia nel 1937), “L’eterna illusione” (1938) tratto da una commedia di Kaufman e Hart, vincitore di due premi Oscar e pellicola con il maggior incasso del 1938 e “Mr. Smith va a Washington” (1939) film che ricevette 11 candidature, vincendone quella per il miglior soggetto. Dopo il periodo bellico (va ricordato che nel 1943 vinse un Oscar per il miglior documentario “Preludio alla guerra”) Capra presentò al pubblico nel 1944 “Arsenico e vecchi merletti”, realizzato nel 1941, con protagonista uno scatenatissimo Cary Grant. Nel 1948 diresse “Lo stato dell’unione” con Katharine Hepburn e Spencer Tracy.

La sua vena brillante iniziò, però, a offuscarsi: quella lieve gaiezza che caratterizzava le produzioni degli anni '30 mal si coniugava con la ventata di morte e distruzione portata dalla guerra. Diretti alcuni remake di suoi vecchi film (il suo ultimo lavoro fu “Angeli con la pistola” del 1961, remake di “Signora per un giorno” del 1933) Capra abbandonò il cinema diventando uno dei primi registi cinematografici a interessarsi di televisione.

Prima di morire, volle condividere con il mondo la sua vita. La sua autobiografia, pubblicata nel 1971, si conclude con questa frase “Amico, tu sei un impasto divino di fango e polvere di stelle. E allora datti da fare: se le porte si sono aperte per me, si possono aprire anche per te”.

 

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