Con la serie Recondite Realtà, l’artista trasforma la tela in un teatro di manifestazioni autonome, dove il colore smette di rappresentare il mondo per iniziare a esistere
Esiste un momento preciso, nel fare pittorico, in cui l’autore sceglie di compiere un passo indietro per lasciare che la materia si esprima in autonomia. Franco Dallegri, con la serie Recondite Realtà, sembra aver individuato questo confine liminale, compiendo un’evoluzione che supera le premesse della produzione precedente. Se prima la ricerca si concentrava sulla capacità del pigmento di evocare dimensioni altre, oggi l’indagine si sposta sull’ontologia dello spazio pittorico.
La tela ha smesso di essere un supporto inerte per trasformarsi in un piano fisico di accadimento. È qui che si generano le sue immagini-evento: manifestazioni autonome di un magma cromatico che, attivato senza la mediazione del pennello, rivendica il diritto di «scrivere l’alba della propria vita». Attraverso la tecnica del tilting - l’inclinazione sapiente del supporto - l’artista si spoglia del ruolo di demiurgo per assumere quello di regista sperimentale. Egli orchestra densità e pigmenti, ma lascia che siano la gravità e la reazione chimica a determinare la morfologia finale. Ne deriva una pittura de-personalizzata, dove il colore assume una fisicità autonoma, emancipandosi da ogni tentazione mimetica. In queste opere scompare la gerarchia dello sguardo. La rinuncia alla prospettiva e a punti focali prestabiliti invita a una “visione vagante”, per usare un’espressione di Paul Klee. L’occhio non è attratto da un centro, ma libero di muoversi tra geodi, onde dinamiche e cellule organiche che sembrano schiudere la quarta dimensione.
Particolarmente affascinanti sono le “nuvole” cromatiche: sospese in uno spazio privo di ancoraggi, generano una tridimensionalità che restituisce un senso d’infinito quasi metafisico. Dallegri agisce come catalizzatore, ma l’interpretazione finale è restituita al fruitore. Più che una finestra sul mondo, questa è la “cronaca visiva” di una materia che si fa evento, svelando verità profonde che vibrano oltre la superficie sensibile. Un linguaggio maturo, capace di coniugare un’astrazione lirica di nuova generazione con una solidità formale che ne garantisce una sicura prospettiva di valore nel tempo.
Le sue immagini-evento sono manifestazioni autonome di un magma cromatico che rivendica il diritto di «scrivere l'alba della propria vita»