Fulcro dell’esposizione la ricerca di Biasi con opere che attraversano diverse fasi della sua ricerca
Nel percorso che conduce verso le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, Sacile si propone come una tappa insolita e inattesa, capace di stupire intrecciando movimento, cultura e territorio. A Palazzo Ragazzoni, uno dei luoghi simbolo della città, prende forma una mostra che nel pensiero dei curatori Stefano Cecchetto e Giovanni Granzotto affronta il tema del dinamismo non come rigida categoria storica, ma come esperienza visiva e sensoriale, aperta alla suggestione e al coinvolgimento del pubblico.
Fulcro del percorso è la figura di Alberto Biasi, protagonista dell’arte ottico-cinetica internazionale, presente con opere che attraversano diverse fasi della sua ricerca: dalle Trame ai Rilievi ottico-cinetici, dai Politipi agli Assemblaggi, senza tralasciare ambienti e sculture - di fronte a ognuna, lo spettatore è chiamato a muoversi, a cambiare punto di vista, a partecipare a un processo percettivo che rende l’opera instabile e viva. Emblematica, in questo senso, è Eco o non opera del 1974, installazione ambientale inserita in una sala del palazzo, in cui una parete fotosensibile “ruba” l’ombra dello spettatore.
In rassegna pure lavori di Josef Albers, Julio Le Parc, Horacio Garcia Rossi, Hugo Demarco e Francisco Sobrino
Attorno a Biasi la mostra costruisce un ampio racconto che, nel susseguirsi di sale articolate sui tre piani del palazzo cinquecentesco, accosta maestri storici come Josef Albers, Victor Vasarely e Yvaral ai principali protagonisti dell’esperienza del GRAV - Julio Le Parc, Horacio Garcia Rossi, Hugo Demarco e Francisco Sobrino - a una costellazione di artisti italiani e internazionali legati alle ricerche percettive e dell’arte programmata: dalle indagini teoriche di Massironi alle sperimentazioni ambientali di Colombo e Boriani, fino alle superfici luminose di Alviani e alle ricerche cromatiche di Tornquist, il percorso mette in relazione luce, spazio e partecipazione dello spettatore.
Le geometrie luminose di Franco Costalonga e Nadia Costantini, le vibrazioni di superficie di Edoer Agostini e Claudio Rotta Loria, così come le esperienze optical di Sandi Renko e i cromatismi plastici di Domenico D’Oora, dialogano con esiti più lirici e contemporanei, come le opere di Mara Fabbro e le sculture in plexiglass di Alberto Pasqual, che chiudono il percorso proiettando il movimento verso una dimensione più contemplativa.
In questa prospettiva, come si legge nel catalogo, la mostra nasce come una vera e propria spinta alla suggestione dinamica, un’esperienza fondata sulla relazione tra opera e fruitore. Il dinamismo è misura di equilibrio, controllo e relazione tra corpo, spazio e tempo - come nell’esperienza atletica. Mostra sostenuta dal Gruppo Euromobil come main sponsor e con il contributo di Alpha Micron.

