La rassegna all’Istituto Italiano di Cultura mette in risalto la continuità storica e stilistica di Gard con l’arte di Vasarely
C’è un’idea di continuità, quasi un passaggio di testimone, al centro della mostra “Arte Cinetica: un omaggio di Ferruccio Gard a Vasarely”, ospitata all’Istituto Italiano di Cultura di Marsiglia fino al 15 maggio. Un incontro tra due generazioni di sperimentatori e un doppio omaggio: alla storia dell’Op art e dell’arte cinetica, che trova in Victor Vasarely uno dei suoi padri più lucidi, e alla ricerca di Gard, suo fervente ammiratore, che da oltre cinquant’anni rinnova il dialogo tra colore, percezione e movimento. Curata da Sarah Mongelli e realizzata in collaborazione con la Fondazione Vasarely, l’esposizione riunisce una selezione di opere che testimoniano la vitalità, la coerenza e l’evoluzione del linguaggio di Gard, mettendo in risalto la continuità storica e stilistica con l’arte di Vasarely. Emerge tutta la poetica di Gard, fondata sul rigore geometrico: intrecci dinamici che creano effetti visivi di movimento, senza mai rinunciare ai cromatismi più intensi dell’acrilico. “Il colore per me non è colorazione.
La sua poetica è fondata sul rigore geometrico: intrecci dinamici che creano effetti visivi di movimento e cromatismi intensi
È produzione, non riproduzione”. Così esprime il suo inno al colore e quella idea di una materia cromatica viva e attiva, capace di trasformare gli spazi, che si manifesta pienamente nelle opere. Esplora tanto la ricchezza del bianco e nero quanto gli estremi della scala cromatica, orchestrando forme e tonalità con una precisione tale da trasformare le tele in ritmi, pulsazioni, dinamiche visive, trasportando l’osservatore in un’altra dimensione. Nato nel 1940 e da decenni residente al Lido di Venezia, l’artista ha costruito un percorso internazionale di rara intensità: oltre 180 personali, la partecipazione a sette edizioni della Biennale di Venezia, l’invito all’11ª Quadriennale di Roma e una presenza costante nei musei e nelle istituzioni europee.
Negli anni ‘80, la partecipazione al Salon d’Automne al Grand Palais di Parigi contribuisce a consolidarne la reputazione, attirando l’interesse di critici e artisti di primo piano. Per molti anni è stato anche giornalista Rai, volto noto della tv, ma è lui stesso a definirsi “un pittore imprestato al giornalismo, e non un giornalista imprestato alla pittura”, a testimonianza di come l’arte rappresenti da sempre il valore prevalente e irrinunciabile della sua vita. L’omaggio a Vasarely non è imitazione né citazione letterale, ma la celebrazione di un punto di riferimento imprescindibile: la rassegna è un dialogo tra due visioni che condividono la fiducia nella percezione come esperienza attiva. L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno dell’Istituto Italiano di Cultura nel promuovere il dialogo artistico tra Italia e Francia, valorizzando le ricerche che hanno saputo ridefinire il rapporto tra arte e percezione.
Giornalista Rai, definisce se stesso "un pittore imprestato al giornalismo, e non un giornalista imprestato alla pittura"

