La Pittura Come Avventura Dello Spirito - Il punto sull’arte di Guido Strazza

4 Maggio 2026

 

 

DI MARCO GOLDIN
 

Una lunga carriera tesa a colmare ogni distanza con il fruitore,per stabilire prossimità e fusione

La lunga vita di Guido Strazza è stata, e ancora oggi è, una grande avventura dello spirito. E poiché egli è pittore, la sua vita è una grande avventura del colore. E poiché egli è incisore, la sua vita è anche una grande avventura del segno. Da tutto questo discende che la sua vita sia stata il frutto bellissimo di una suprema armonia, di un saper tenere la concordanza di un significato entro il variare delle sue manifestazioni. Una simile avventura dello spirito non è mai stata un vuoto pensiero, ma un talento sprofondato nell’opera, sempre attivo da un confine all’altro del lavoro, a segnare i punti di passaggio, a farci percepire questa corrente luminosa che scorre, che non cessa di battere al ritmo del proprio tempo. E mai sola, mai come una cosa dispersa, invece dolcemente tesa a colmare la distanza, perché sia poi prossimità, fusione, libertà dell’essere.

Nel suo lavoro si percepisce una corrente luminosa che scorre, che non cessa di battere al ritmo del proprio tempo

Il tempo che questa corrente batte – luce da luce ma anche luce dall’ombra – è un tempo binario, fondato sull’estensione del respiro e sul suo ritrarsi, fondato sulla presenza e sull’assenza, sul galleggiare di un pieno e di un vuoto. Perché una volta manifestatisi siano subito pittura, senza indugi, con desiderio, con passione, adeguando gli strumenti del colore a quelli della visione. Ma anche prima, poiché il colore si accompagna alla luce e il colore resta quale cosa formata in virtù di essa. Il colore è già nell’occhio come una realtà che esiste da sempre e ha solo da incarnarsi nelle cose, da rivelarsi nel mondo degli oggetti, ma si direbbe, con maggior ragione per Strazza, dei fenomeni. Dalla sua lontana radice greca, fenomeno è ciò che si manifesta, ciò che appare alla luce della visione, dunque della conoscenza.

Il miracolo di questa pittura è che non è mai pensiero staccato dal colore, e all’inizio non è mai stata pittura staccata dal segno. La pittura di Strazza è nata da una fusione, da uno scoscendimento profondo della luce che toccava quelle regioni in cui la luce stessa pareva non giungere. È nata come un assestamento non graduale ma istantaneo tra colore e pensiero, diventati subito quell’unità inscindibile che ha prodotto l’origine dipinta.

Il suo è un tempo binario, fondato sull'estensione del respiro e sul suo ritrarsi, sulla presenza e sull'assenza, sul pieno e sul vuoto

Ecco quindi il vero punto conclusivo: Strazza ha scelto di condurre il suo occhio, e così la sua mano, alla ricerca di un luogo che non è solo spazio ma anche, molto più largo, è tempo. E da tempo della visione si fa tempo dell’Essere, sostanza di cui ogni cosa è tessuta e il colore intriso. Riconoscere l’origine è toccare l’essenza, pervenire a quella sintesi che è compito preciso del pittore, lunga la via che sfiora le cose senza toccarle, ne ha impressa la forza senza che la descrizione sia. Così è stato per un secolo intero il lavoro splendente di Guido Strazza. Un maestro.

Ed è subito pittura, senza indugi, con desiderio, con passione, adeguando gli strumenti del colore a quelli della visione


Ringraziamo i fratelli Lucchetta (Gruppo Euromobil) per la disponibilità a fornirci le immagini a corredo di questo servizio

 

 

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