L’arte Per Non Morire Di Verità

11 Febbraio 2026

 

 

“La verità è uno specchio che, cadendo, si ruppe. Ciascuno ne prese un pezzo e, vedendovi riflessa la propria immagine, credette di possedere l’intera verità” (Jalai al Din Rumî, Mathnawi, XIII sec.).

Nuda, sorridente, gli occhi al cielo, viene scolpita nel marmo a metà del Seicento dal Bernini: poggia il piede sul globo terrestre e tiene nella mano destra un sole raggiante (Roma, Galleria Borghese). Quella che, secondo l’autore, è “la più bella virtù del mondo” dev’essere svelata dal Tempo.

Senza veli è anche la Nuda Veritas di Klimt e ha uno specchio in mano. Nella prima versione riportava la scritta “la verità è fuoco e parlare di verità illumina e brucia” (L. Schefer).

A fine Ottocento la Verità appare in pittura mentre esce dal pozzo, sfrontata, bellissima e spogliata, talora trattenuta da militari o preti (È. Debat-Ponsan), o nel fondo del pozzo giace uccisa dalla Menzogna o dai bugiardi (J. Gérôme).

Nell’arte contemporanea, l’antitesi ‘verità e finzione’ diventa il paradosso di ‘verità è finzione’. Esempio inquietante sono le grandi sculture in resina epossidica, polivinilici e silicone di Ron Mueck, classe 1958, con essere umani e animali riprodotti iper realisticamente, con maniacale precisione, nei minimi particolari fisici, quali Big Boy, o Woman Pregnant, o En garde (2023), in cui tre spaventosi e aggressivi cani neri minacciano lo spettatore. Solo la scala esagerata argina i soggetti nei territori della finzione di verità.

In architettura è stato Pier Luigi Nervi, protagonista dell’arte del costruire del Novecento, ingegnere, e architetto per acclamazione, durante il fascismo, a restituire alle costruzioni la “verità strutturale”, una nuda veritas architettonica, grazie anche all’utilizzo del cemento armato, materiale povero, lasciato a vista.

Possono sofisticate tecnologie digitali rendere ‘reale’ il ritorno di un capolavoro? Nel Cenacolo palladiano della Fondazione Giorgio Cini sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia  c’era il dipinto Ultima cena di Paolo Veronese, trafugato da Napoleone e portato in Francia (1797). È stato realizzato un fac simile che, attraverso la minuziosa scansione di 732 porzioni dell’opera, ha riprodotto fedelmente persino le imperfezioni della tela di supporto e i segni dell’usura del tempo, permettendo di ottenere un clone perfetto dell’opera, che è ‘tornata’ sulla parete dove originariamente ‘viveva’. Si trova più ‘verità’ al Louvre, posto estraneo al telero, o nel refettorio del convento benedettino, luogo per il quale la sacra figurazione era stata appositamente concepita?

Male e dolore inondano il nostro presente, la guerra è un abominio che ancora l’umanità non ha bandito dal suo agire, la Terra soffre. Questa è la verità del nostro tempo? Come opporsi e reagire per non soccombere alla disperazione? Dobbiamo essere d’accordo con Nietzsche sulla necessità di trovare un rifugio? “Dal momento che la verità è brutta, abbiamo l’arte. Per non morire di verità”.

 

Ascolti

W. A. Mozart, Ave Verum Corpus

A. Vivaldi, Cum dederit, dal salmo Nisi Dominum

 

 

 

L'Autore

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Figlia di collezionisti, occuparsi di arte è stato fluire naturale della passione verso una direzione magnetica. È attratta da tutti i sud del mondo, dal mare e dal cioccolato fondente. Osa, a volte, scattare fotografie. Da cittadina ha scoperto la campagna, generosa fonte di meraviglia. Ama le parole, la lettura e la scrittura, avventure sorelle, e, da accanita idealista, è sempre alla ricerca di nuovi sentieri della mente e dello spirito da sondare, come di gusti da provare. Gli esseri umani, la musica e la bellezza entusiasmano i suoi giorni. Curatrice di mostre, ha scritto su riviste diverse in Italia e all'estero, è felice e onorata di essere nel cast di AW ArtMag sin dalla sua prima uscita. Sempre alla ricerca di un motto, che fatalmente cambia nel dinamismo della vita, trova la sua verità in «per foco sempre».

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