Tra le rapide del nostro domani

I nuovi ritmi hanno ridotto incontri, manifestazioni, mostre

Una nuova rubrica resta sempre un atto d’amore. Verso i propri lettori, cui spetta la solennità del giudizio finale, verso le trame dell’arte, mai così incerte e confuse in questo delicato periodo, verso se stessi, per misurare i parametri della propria indipendenza e il brivido della propria scrittura. Dietro la maschera nasce con l’obiettivo di svelare quello che si muove dietro questi mesi difficili, dietro le ansie di chi crea, di chi prova a fare ricerca anche in un arcipelago speciale come quello dell’arte, dietro la passione irriverente di chi, nonostante tutto, continua a collezionare, allargando le maglie dei suoi interessi.
Ed è anche un richiamo al Covid, alla grande tragedia di questi mesi che pare non avere mai fine. Ecco, le nuove maschere della nostra società inquieta sono queste, quelle che mettiamo tutti i giorni con pallide certezze, provando a reinventare la nostra storia quotidiana, le nostre attese, i nostri sogni. Registrandole continuamente alla luce di quanto accade. Viviamo immersi in una bolla non solo mediatica. Ma anche individuale, personale, secondo ritmi nuovi che hanno ridotto incontri, manifestazioni, mostre, ponendoci davanti al nuovo specchio delle nostre brame, quel computer dal quale appare ormai possibile fare tutto, cercare ogni cosa, vedere un mondo che solo immaginavamo.

Non è un passo avanti, come pensano molti. È un modo irreale per isolarsi ulteriormente, per ridurre la rete delle nostre relazioni, dei nostri contatti, del nostro piccolo mondo antico. Certo, c’è lo smart working, la video telefonata, quell’immenso reticolo fatto di social network, whatsapp, e mail o, magari, gli antichi sms, in pochi anni trascinati ai confini della soffitta. Ma non sono la stessa cosa, non creano l’emozione di una mano che si stringe, di due occhi che si incrociano, di una carezza che vale spesso più di un balsamo. Come nell’arte, dove tende a scomparire l’emozione della vernice, il primo rapporto con l’ouverture di una mostra, quel chiacchiericcio fitto fatto di commenti, di battute, di mondanità. Ci si confronta, ormai, solo davanti a una foto e bisogna essere rapidi, tanto nelle aste, quanto sui siti specializzati, sperando che qualcuno non viva anche lui quel leggero turbamento, quella strana trepidazione. Pronti ad anticipare le mosse sulla scacchiera del tempo, con un’analisi fredda e lontana che somiglia più a un impulso che a una vera passione. Il fragile equilibrio dei tempi moderni.

Molto è già cambiato, molto cambierà ancora. Inseguendo traguardi inesplorati che la tecnologia ci offrirà a piene mani, costringendoci a seguire nuovi percorsi solo apparentemente accidentati. E la passione, il collezionismo diverranno solo gli schiavi di un sistema che non ammette ritardi, trascinandoci tra le rapide del nostro domani.

L'Autore

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Custodisce mille interessi. Giornalista, saggista, medico chirurgo plurispecialista, ma soprattutto napoletano, il mestiere forse più difficile e complesso. Ama la vivacità culturale, le tesi in penombra, la scrittura raffinata e ribelle. Ma ama anche la genialità del calcio e la creatività dell’arte. Crea le sue rubriche settimanali su alcuni quotidiani nazionali muovendosi sul pentagramma del costume, dei new-media, della cronaca. È stato più volte senatore e parlamentare della Repubblica perché era affascinato da quella battaglia delle idee che oggi sembra, apparentemente, scolorirsi.

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