La rassegna racconta una stagione irripetibile dell’arte italiana del dopoguerra in cui le affinità fra i tre artisti si fondono in una unica energia
Tre personalità, un’unica tensione verso lo spazio e la luce. Al Museo Archeologico Nazionale, dall’11 dicembre al 30 gennaio, la mostra “Riccardo Licata, Gino Morandis e Tancredi Parmeggiani. Storie d’arte e d’amicizia” racconta una stagione irripetibile dell’arte italiana del dopoguerra, in cui affinità teoriche, visioni estetiche e vicende biografiche si fondono in una unica, vibrante energia.
Curata da Giovanni Granzotto, con il contributo di Stefano Cecchetto, e organizzata da Il Cigno in collaborazione con lo Studio d’Arte GR, l’esposizione riunisce circa ottanta opere che ripercorrono il percorso dei tre maestri dagli anni ‘40 fino alla metà dei ‘60, anni in cui la loro ricerca si intreccia nel fervido contesto dello spazialismo veneziano.
Licata, Morandis e Tancredi condividono atelier, idee e visioni, firmano manifesti, discutono di luce e segno
Al centro, non solo il dialogo artistico, ma l’amicizia che li unisce: Licata, Morandis e Tancredi condividono atelier, idee e visioni, firmano manifesti, discutono di luce e segno, inseguendo un’arte capace di superare i limiti della materia. Simbolo di questa sintonia è il ritratto di Licata eseguito da Tancredi, un unicum che restituisce la forza di un sodalizio umano e poetico.
In Licata segni sospesi, vibrazioni fluttuano nello spazio pittorico come note di una musica segreta
Le prime prove spazialiste di Riccardo Licata, tra la fine degli anni ‘40 e i primi ‘50, rivelano un linguaggio in formazione, in progressiva emancipazione dal dato figurativo, che presto si tradurrà nel suo “magico alfabeto”: segni sospesi, vibrazioni che fluttuano nello spazio pittorico come note di una musica segreta. Gino Morandis, invece, muove dai toni lirici delle tempere del ’48-’49, in cui luce e colore si fondono in un equilibrio rarefatto, anticipando suggestioni che ritroveremo nei campi cromatici degli anni successivi, dove la pittura si fa cosmica e naturale al tempo stesso. Tancredi Parmeggiani completa il trio con un percorso che attraversa tutte le sue stagioni: dai dripping e dalle primavere alle serre e agli omaggi, fino agli ultimi, ironici cicli delle facezie e dei matti. In lui, la materia si carica di una vitalità febbrile, di una tensione drammatica che incarna pienamente la sensibilità del suo tempo.
Gino Morandis muove da toni lirici per approdare a una pittura cosmica e naturale al tempo stesso
La mostra al MANN, sostenuta dal Gruppo Euromobil con il supporto di Orler TV e Petrone Oleodinamica, restituisce al pubblico una pagina fondamentale dell’arte italiana ed è un omaggio a tre protagonisti dello spazialismo in grado di fare dell’arte un terreno comune, dove la luce e il gesto diventano linguaggio condiviso, spazio di libertà e memoria.
Per Tancredi la materia si carica di una vitalità febbrile, di una tensione drammatica che incarna il suo tempo

