In una Venezia in piena Biennale, affollata, lambita dalle dinamiche del turismo massivo e attanagliata da un caldo asfissiante l’esperienza dell’arte può diventare una vera e propria prova di resistenza fisica. Eppure, proprio in quelle calli sature di sguardi distratti può capitare di imbattersi in un cortocircuito: oltre le soglie della Fondazione Marta Czok è in atto una mostra che fa dell’alienazione il suo nucleo centrale. “Anthology 2015-2025” personale di Frank Denota, dal 3 al 15 luglio, fa sparire il caos esterno e invita a riflettere sul rapporto con il nostro inconscio e sulla sua complessa relazione con il mondo. Attraverso 16 tele in acrilico, provenienti oltre che dall’archivio dell’artista da collezioni private sia europee che oltreoceano, viene approfondito l’ultimo decennio di produzione dell’artista.
Nato a New York nel 1966 cresce in pieno clima Underground e Pop. Denota si impregna di un’epoca in cui la street art entra per la prima volta nelle gallerie e la Factory di Andy Warhol vive il periodo di massimo splendore. Da questo contesto il pittore assimila la serialità delle icone e l’uso di colori saturi, mentre dall’arte di strada recepisce l’urgenza comunicativa e il linguaggio urbano. Sceglie l’espressionismo astratto e lo spazialismo come punti di riferimento dai quali mutuare le campiture di colore, la geometria e lo spazio. La prima fase pittorica è caratterizzata da linee vibranti e colori cangianti, dominano i ritratti di icone pop e del cinema (Frank Sinatra, Marilyn Monroe, Sophia Loren) affiancati a rappresentazioni di vagoni della metropolitana (la serie Underground). Nel 2010 fonda insieme a Paul Kostabi e a Little Angel (Rick Prol) il movimento G.A.N.T (Graffiti Art No Tag). Il collettivo si propone di utilizzare gli stilemi e il linguaggio dell’arte urbana rifiutando la Tag, la firma con cui i writer tradizionali marcano il territorio.
La mostra veneziana si concentra sulla fase più recente e matura di Denota: scene urbane solitarie e masse affollate di uomini che perdono la loro identità all’interno della moltitudine. Passa così a temi esistenziali e sociali e evidenzia la fragilità della società massificata e l’alienazione urbana. Tra le opere spicca una tela in cui la folla diventa metafora di un minimalismo formale quale specchio dell’omologazione sociale. Tra quelle geometrie ripetitive, lo sguardo si ferma su un uomo al centro dal volto attraversato da una vivida barra multicolore. Che quella distorsione sia in realtà un modo per suggerirci che, tramite l’arte e la creatività, l’individuo possa salvarsi dall’omologazione?
L’esposizione arriva in un momento di grande successo per l’artista: recentemente, il dipinto Smoker ha stabilito il record d'asta personale con la cifra di 10.000 euro. Il risultato conferma il crescente interesse dei collezionisti, oltre che della critica, nei confronti di Frank Denota. Ora più che mai una sua personale, in particolare a Venezia nel periodo effervescente della Biennale, si rende necessaria.
Dal 3 al 15 luglio.
Presentazione a cura del Professor Jacek Ludwig Scarso
